Cagliari: Zenga respinge le critiche ma di chi è la colpa?


La sconfitta di Marassi ha dichiarato ufficialmente aperta la prima crisi del Cagliari nell'era Zenga.

Se le precedenti partite, pur asfittiche sul piano offensivo, avevano mosso la classifica e tenuto la porta del Cagliari inviolata (complice un Cragno in strepitosa forma), il match perso 3-0 in casa della Sampdoria ha palesato tutte le lacune in difesa e mostrato una squadra stanca e senz'anima.
Con Nainggolan a secco dalla gara di Torino e un Joao Pedro in fase calante, il Cagliari ha potuto contare unicamente su Nandez e Simeone, con due gol annullati a quest'ultimo.
Assenza di motivazioni? I tifosi lo ripetono in coro già da giorni: una volta raggiunto l'obiettivo davvero minimo della salvezza (che quest'anno era ampiamente scontato), e quando il Milan è scappato rendendo il settimo posto irraggiungibile, la squadra sembra aver mollato.

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Le parole di Mister Zenga

Cagliari ormai lontanissimo da quello del girone d'andata (ma quello pre-Covid appare davvero un altro campionato), ma anche dalle gare ben giocate contro Spal e Torino che avevano fruttato due vittorie.

Walter Zenga, tecnico del Cagliari subentrato a Maran lo scorso marzo non vuole sentire parlare di mancanza di motivazioni: "Quando giochi a calcio, difendi i colori della squadra, indossi la maglia, le motivazioni devono essere naturali e non c'entra niente il fatto di essere in una posizione più o meno da comfort zone"
E allora cosa c'entra con questo crollo fisico e mentale? La ripresa dopo tre mesi di stop e il fatto di giocare ogni tre giorni è una giustificazione sino a un certo punto, dato che tutti in tutta Europa si sono dovuti adeguare al nuovo ritmo.

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Il confronto con le avversarie dirette

Più credibile il fatto che una rosa di 11-13 giocatori non sia sufficiente a coprire così tante partite ravvicinate, ma la classifica post-Covid dimostra che proprio le squadre più blasonate hanno sofferto il crollo maggiore come Lazio, Inter e la stessa Juventus, un caso a parte la Roma.

Le più brillanti invece sono apparse, Atalanta a parte, compagini non molto più attrezzate del Cagliari, come Sassuolo, Verona e Bologna che invece hanno dimostrato molta voglia di crederci fino all'ultimo e recuperare partite ormai perse.

Inter-Bologna: da 1-0 a 1-2 con l'uomo in meno; Bologna-Napoli da 0-1 a 1-1 all'80°.
Lazio-Sassuolo: da 1-0 a 1-2 in pieno recupero; Sassuolo-Juventus: da 0-2 a 3-2 e così via.

Il Cagliari invece conferma una sfortunata tradizione: quella di tirare i remi in barca quando la soglia dei 40 punti è ottenuta o sembra a portata di mano, e appena due stagioni fa gli costò un finale di stagione con l'acqua alla gola dato che le compagini di bassa classifica invece galoppavano.

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Si rischia di rendere l'attesa stagione del centenario, partita sotto i migliori auspici, appena sufficiente e di chiudere a ridosso della zona retrocessione anzichè della più onorevole zona Europa.  Persino la Sampdoria, che nel girone di andata era distanziatissima, ora è sotto di appena 3 punti.