Stefan Schwoch a SuperNews: “Napoli la mia Serie A, Vicenza mi ha adottato. Mertens e Forte gli attaccanti in cui mi rivedo”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo Segui


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Stefan Schwoch. L’ex calciatore, di ruolo attaccante, originario di Bolzano, detiene ancora oggi lo scettro per il maggior numero di gol siglati nella storia del campionato di Serie B: ben 135 marcature in 380 presenze, una in più di Daniele Cacia e due in più dell’Airone Caracciolo. Cresciuto tra i dilettanti, con le maglie di Merano, Benacense e Crevalcore, si è poi contraddistinto tra le fila di Venezia, Napoli e Vicenza: imponendosi come uno dei più grandi bomber italiani tra la fine degli anni novanta e il nuovo millennio. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua lunga carriera.

Hai cominciato la tua carriera prestissimo, ad appena 18 anni, partendo dal basso, addirittura dal campionato Interregionale (l’attuale Serie D) con le maglie del Merano, della Benacense e del Crevalcore. Quanto è stata importante per te la gavetta e che ricordi hai di quegli anni?

“La gavetta è importante in tutti gli ambienti e in tutti i lavori. Quel periodo mi ha aiutato a maturare e a superare determinate difficoltà. Partire dal basso ti fa capire che arrivare a certi livelli non è semplice. Quando ci arrivi, poi, lo apprezzi ancora di più. E’ stato un percorso che ho voluto fare e che ho fatto ben volentieri. Mi ha aiutato ad arrivare dove sognavo da bambino. E’ stata un’esperienza fondamentale per la mia carriera. Quando giochi in certe categorie poi dopo hai sempre l’idea di dover fare dei sacrifici e dare il massimo per non tornare indietro e restare in alto”.

Nella stagione 1995-1996, dopo un’ottima annata a Livorno dove realizzi 19 gol in Serie C2, passi al Ravenna e risulti determinante, sempre a suon di gol, 21 in 33 presenze, per la promozione in Serie B dei romagnoli. Due anni per te caratterizzati dal doppio salto di categoria, dalla C2 alla B, consideri queste esperienze come il trampolino di lancio della tua carriera?

“Sicuramente si tratta dei primi traguardi importanti che ho raggiunto in carriera. Dopo l’ottima stagione a Livorno, ho vinto il campionato di Serie C1 a Ravenna. Già avevo vinto in precedenza un campionato in Interregionale, ma tra i professionisti è stata la mia prima vittoria. Tra l’altro per me si trattava dell’esordio in C1 e siglai subito 21 gol. Quell’anno lì avevamo una squadra molto forte. Da lì è cominciata la mia carriera ad alti livelli. Ci siamo confermati anche in Serie B e a Ravenna ho conosciuto mister Walter Novellino, che poi ho ritrovato a Venezia e a Napoli. Per me sono stati gli anni della ribalta”.

Tra le fila del Venezia, dopo un’ottima stagione in Serie B, arrivi a disputare il campionato di Serie A nel 1998. Realizzi 2 gol in 14 presenze ma dopo appena sei mesi, in occasione del mercato di riparazione, decidi di tornare in cadetteria, vestendo la maglia del Napoli. Rimpiangi di non aver giocato con continuità in massima serie?

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“Si è un rimpianto, mi sarebbe piaciuto giocare di più in Serie A. A volte, però, bisogna far concatenare tante circostanze. Ho sempre avuto tantissime richieste dalla Serie B, le squadre che volevano ottenere la promozione mi cercavano ed offrivano cifre importanti per comprarmi. Inoltre, mi sono trovato in alcuni club in momenti non felicissimi dal punto di vista economico per le società. A Venezia, ad esempio, eravamo penultimi in classifica dopo aver disputato il girone d’andata, ormai nessuno credeva più nella salvezza, ed io ero l’unico che aveva richieste sul mercato. Il Presidente Zamparini, per monetizzare, prese la palla al balzo e mi cedette al Napoli in cadetteria per comprare Alvaro Recoba”.

Nel gennaio del 1999 arrivi a Napoli. Nella tua esperienza partenopea ritrovi mister Novellino, che già avevi avuto a Ravenna e a Venezia. In un anno e mezzo realizzi ben 32 gol, entrando nel cuore di tutti i napoletani. Quanto è stato importante Novellino per la tua carriera e che ricordi hai del boato del San Paolo, oggi Stadio Diego Armando Maradona?

Novellino per me è stato importantissimo. L’exploit della mia carriera l’ho avuto con lui: dagli anni al Ravenna alla promozione in Serie A con il Venezia. Poi sono stato felice di ritrovarlo anche a Napoli. Ho comunque ricevuto tanto da tutti gli allenatori incontrati in carriera. Ho appreso qualcosa da ognuno di loro. Anche in Serie B Napoli è sempre stata tra le piazze più importanti in Italia. Allo stadio c’erano sempre 70mila spettatori. La mia Serie A è stata Napoli, senza alcun dubbio. Il boato dello stadio ai miei gol regalava delle sensazioni inspiegabili, difficili da descrivere a parole. Giocare a Napoli ti dà un trasporto emotivo incredibile. Anche quando sei stanco riesci sempre a trovare energie nuove da poter spendere in campo. Mi son sempre prefissato l’obiettivo di sudare la maglia: volevo far capire ai tifosi di comprendere l’importanza del club in cui giocavo. C’era sempre tantissima gente e su di noi le aspettative erano altissime. Era giusto ricambiare il pubblico partenopeo con tanta voglia e fatica”.

Di recente ti sei recato a Napoli, all’esterno dello Stadio partenopeo, a seguito della morte di Diego Armando Maradona, per rendere omaggio un’ultima volta al calciatore argentino. Cosa ha significato Maradona per te?

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“Per quelli della mia età, e per tutto il mondo del calcio, Maradona è stato sicuramente l’essenza di questo sport. Il calciatore più forte di tutti i tempi, con una personalità incredibile. Un personaggio che si è sempre schierato dalla parte dei più deboli. Dopo la sua morte, mi sono recato davanti allo Stadio dove lui ha scritto la storia del calcio e dove io stesso ho avuto la fortuna di giocare per rendergli omaggio. Per me è stato un atto dovuto. Ho avuto l’onore di indossare la sua stessa maglia ed ho voluto salutare un’ultima volta l’idolo incontrastato per la gente di Napoli”.

Con la maglia del Vicenza hai vissuto stagioni importantissime dal 2000 al 2008. Hai segnato caterve di gol, 81 in 236 presenze, e sei stato anche capitano della squadra veneta. Cosa ha significato Vicenza per te e che ricordi hai degli anni in biancorosso?

“Ancora oggi vivo a Vicenza. Per me questa piazza significa tanto. E’ stata una città che mi ha adottato in tutto e per tutto. Una società importantissima: la provinciale che ha fatto più anni in Serie A. Anche se numericamente, per numero di abitanti, non può essere paragonata a Napoli, il tifo è sempre stato caldo e per me approdare qui è stata una vera e propria conquista. Quando ripercorro la mia carriera Napoli e Vicenza sono le due società e le due città alle quali mi sento maggiormente legato. Senza, ovviamente, togliere nulla alle altre”.

Sei il goleador più prolifico di tutti i tempi del campionato di Serie B, quanto ti inorgoglisce questo primato e qual è l’attaccante nel quale oggi ti rispecchi maggiormente? 

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“Mi inorgoglisce tanto perché vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro. Personalmente mi è sempre interessato più il risultato di squadra, quello complessivo, ma sapevo che da attaccante tutti si aspettavano che facessi gol. Si tratta comunque di un primato di cui sono felice ma al quale non do grandissimo peso. Come centravanti in Serie B mi piace particolarmente Francesco Forte, oggi al Venezia. Sotto certi punti di vista, per alcune caratteristiche, siamo simili. In Serie A ammiro tanto Mertens. Brevilineo, agile e che gioca molto bene da punta centrale. Ha dimostrato di avere anche grande personalità. In alcuni tratti mi rivedo in questi due attaccanti”.

Hai messo a segno 260 reti complessive: qual è il gol più importante della tua carriera? 

“Ne ricordo due particolarmente importanti. Quello che ho fatto contro la Pistoiese con la maglia del Napoli il 4 giugno del 2000, gol legato alla promozione aritmetica in Serie A della squadra, e il gol che ho realizzato a Vicenza nel derby contro il Verona nel 2007. Queste sono le reti che ricordo con maggiore affetto”.

C’è un difensore che, più degli altri, ti ha dato filo da torcere?

“In campo sono sempre state belle battaglie con i difensori avversari. Tra quelli un po’ più spigolosi e arcigni ricordo sicuramente Sebastiano Siviglia quando giocava nel Verona e nell’ Atalanta”.

Campionato apertissimo sia in Serie A che in Serie B. Qual è la favorita per lo Scudetto e quali sono, invece, le favorite per la promozione in massima serie dalla cadetteria?

“Per lo Scudetto quest’anno è lotta aperta. Penso che Napoli, Inter, Juve e Milan se la giocheranno fino alla fine. Potrebbe inserirsi anche la Roma qualora riuscisse a trovare continuità di risultati. In Serie B penso che Lecce, Spal e Monza siano un gradino sopra le altre. Bisogna comunque stare attenti all’Empoli che ha una gran bella squadra e un bravissimo allenatore. Come outsider metterei anche il Venezia”.

 

 

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