Serie A vince la battaglia contro la pirateria? Chiusi oltre 5000 siti di streaming illegali. Gli utenti rischiano…

Pubblicato il autore: Alessandro Pallotta Segui


La Guardia di Finanza, dopo approfondite indagini e analisi, ha portato a termine un’importante operazione contro le piattaforme e siti di streaming pirata in cui venivano trasmesse partite di calcio, alcuni canali sportivi e cinematografici. Per merito di questa operazione, sono stati chiusi oltre 5000 siti che si occupavano di trasmettere eventi e partite di calcio in modo gratuito o dietro pagamenti.

Lotta alla pirateria della Serie A e il lavoro della Guardia di Finanza

La Lega Serie A, dall’Agosto del 2019, ha iniziato una battaglia senza precedenti nei confronti della pirateria, avviando la campagna #stopiracy.  Tra gli obiettivi dell’iniziativa, quello di bloccare in tempi più celeri le Iptv che trasmettono illegalmente le partite, l’introduzione di pene più severe per le violazioni e la sensibilizzazione di tifosi e spettatori.
Da allora ci sono state varie indagini da parte della Guardia di Finanza che hanno portato alla chiusura di migliaia di siti e IPTV illegali.  Secondo delle prime stime che sono state fatte, gli utenti che hanno usufruito di questi servizi di streaming illegali delle partite di calcio sono ben 5 milioni di persone, una cifra decisamente alta se comparata al dato totale di 50 milioni di utenti in tutta Europa. In quest’ultima operazione, oltre all’identificazione di oltre 300 conti PayPal con cui venivano gestiti i pagamenti, la Procura ha denunciato 23 persone che si occupavano della gestione di contenuti e partite di calcio pirata.

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Streaming pirata, cosa rischiano gli utenti?

In occasione della conferenza stampa dell’operazione “The Perfect Storm” dello scorso Novembre, la Guardia di Finanza ha ribadito i rischi che possono incorrere gli utenti che usufruiscono di siti streaming per vedere Serie A, altri canali sportivi e cinematografici in maniera illegale. La Guardia di Finanza può avviare procedimenti, secondo quanto prescritto dall’articolo 171 octies del codice penale, nei confronti del titolare dell’abbonamento, che rischia, quindi, da 6 mesi a 3 anni di reclusione e fino a 25.822 euro di multa.

Fonte: iamnaples


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