Luciano Moggi: “Caro Lapo, le mie certezze sugli autori di questa farsa sono note…”

Pubblicato il autore: Andrea Rao Segui

luciano moggi

Luciano Moggi torna a parlare di Calciopoli. E questa volta lo fa rilasciando un’intervista al quotidiano di Vittorio Feltri. Dalle colonne di Libero l’ex dirigente bianconero vuole chiarire il suo pensiero in merito ai suoi trascorsi giudiziari. E lo fa chiudendo una polemica che nei giorni scorsi lo aveva visto contrapposto a Lapo Elkann. Pochi giorni fa, sul profilo Twitter di “Lucianone” è apparso un tweet che scagionava i due Elkann.

Luciano Moggi: “Le mie certezze su questa farsa sono note…”

L’ex direttore sportivo al quotidiano Libero ha detto: “Caro Lapo, le mie certezze sugli autori di questa farsa sono note e sempre rivolte verso chi ricevette i ringraziamenti di Blatter, presidente della Fifa di allora, per aver fatto ritirare il ricorso al Tar dalla Juve che, se mantenuto, avrebbe tenuto in serie A la società. Il pm dovette ricorrere al “reato a consumazione anticipata” per un qualcosa di mai commesso e neanche pensato. Si trattava di un magistrato con doti sovrumane che sapeva leggere nel pensiero della gente…“, assicura ai giornalisti.

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“C’era voglia di condannare…”

Il membro della “Triade” continua: “Ma c’era voglia di condannare, prova ne sia che lo stesso pm ricusò per due volte il Presidente di quel Tribunale solo perché aveva detto di procedere con processi più seri di quello. E di contro purtroppo c’era la voglia della Juve di non voler difendere i dirigenti. Il cda deliberò per il ritiro del ricorso col benestare dell’avv. Grande Stevens e del dr Gabetti, entrambi entrati in possesso delle chiavi della Famiglia a seguito delle morti quasi contemporanee dell’Avv. Agnelli, del dr Umberto Agnelli e dell’Avv Chiusano“. E rivela: “Ammetto di aver avuto anche dei dubbi sulla partecipazione di John Elkann alla farsa, ma solo perché a quei tempi era un ragazzino da far crescere, che magari poteva esser venuto a conoscenza della volontà di ritirare il ricorso ma solo a cose fatte, certamente non in grado allora di dare ordini ai soggetti di cui sopra“. Queste le parole di Moggi.

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