Antimo Iunco a SuperNews: “Il Verona ha bisogno di tempo. Davide Nicola motivatore eccezionale. Il Bari ha grandi risorse”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Antimo Iunco. L’ex calciatore, di ruolo attaccante, classe 1984, in carriera ha indossato, tra le altre, le maglie di Verona, Chievo, Salernitana, Cittadella, Torino, Spezia e Bari. Scuola Brindisi, Iunco ha giocato per sette anni al Bentegodi: prima in Serie B con l’Hellas Verona, poi in massima serie tra le fila del Chievo di mister Iachini. In carriera ha indossato anche la maglia della Nazionale italiana under 20 ed ha partecipato ai Giochi del Mediterraneo con la formazione Under 23. Terminata la carriera da giocatore ad Agosto 2019, si dedica a livello giovanile alla carriera da allenatore.

A Verona hai indossato le maglie di Hellas e Chievo. Quali sono i ricordi più belli della tua esperienza veneta?

“L’Hellas mi ha dato la possibilità di diventare calciatore vero, sono arrivato da ragazzino e lì ho cominciato a calcare i primi palcoscenici importanti. Arrivato al Chievo ho subito vinto il campionato e vissuto l’emozione della promozione in Serie A. Sono state due esperienze diverse, ma ugualmente suggestive e soddisfacenti. Non ho vissuto alcun problema legato al passaggio dall’Hellas al Chievo: vivo a Verona e i tifosi di entrambe le squadre ancora mi salutano affettuosamente per strada”.

In questo primo scorcio di stagione si è visto un Verona in difficoltà, la squadra di Bocchetti riuscirà a centrare l’obiettivo salvezza?

“Sarà sicuramente un campionato sofferto. La squadra è stata costruita in base alle esigenze di Cioffi, per Bocchetti non sarà semplice incidere subito in positivo. Il Verona ha bisogno di tempo per ingranare. La fortuna dei gialloblù è quella che si avvicina il Mondiale, con conseguente stop del campionato. In questo modo il mister potrà lavorare tranquillamente, impartendo il proprio calcio e i propri metodi. Da gennaio vedremo il vero Verona”.

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Ti saresti mai aspettato il fallimento del Chievo Verona? Cosa ne pensi del progetto Clivense varato da Pellissier?

“Non me lo sarei mai aspettato. Far scomparire una squadra in quel modo non è mai bello, è stata una brutta esperienza per tutti. Cancellare un club che ha giocato in Champions, con tanti giocatori che sono passati anche in nazionale, è dura, una brutta macchia per il calcio italiano.Con il progetto Clivense Pellissier si è messo in gioco. Hanno un allenatore valido e molto in gamba come Allegretti, ma l’Eccellenza è dura per tutti. Ripetere quello che ha fatto il Chievo, poi, è difficile. Hanno vinto la terza categoria e comprato il titolo in Eccellenza: penso non si possa parlare di scalata ma di ‘voler arrivare’. Il progetto però è da apprezzare, ne fanno parte tante persone competenti e questo non è scontato nel dilettantismo”.

Dopo l’esperienza al Chievo, una stagione in B alla Salernitana. Che ricordi hai dell’esperienza in Campania? A tuo parere, che tipo di campionato sarà quello della squadra granata?

“Al sud si respira un altro tipo di calcio, il calore del pubblico è impressionante. Sono arrivato a Salerno in una situazione difficile, con il presidente che cambiava allenatore ogni due giorni. Nonostante tutto ci siamo salvati, facendo un buon campionato. La cosa più importante quell’anno era mantenere la categoria.

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Questa sarà una stagione meno sofferta per la Salernitana. Tante altre squadre stanno arrancando e questo aiuta. I granata hanno preso punti di vantaggio importanti, bisognerà mantenere alta la concentrazione quando arriverà un inevitabile calo psico-fisico nel corso della stagione. Davide Nicola è un motivatore eccezionale. Mi piacerebbe vederlo fino alla fine alla guida della Salernitana, se lo merita”.

In lotta per la salvezza c’è anche un altro tuo ex club, lo Spezia. Come valuti la squadra di Gotti?

“Allo Spezia abbiamo vinto subito Coppa Italia di categoria, Supercoppa e campionato: è stato un anno ricco di soddisfazioni. Avevo quattro anni di contratto, mi è dispiaciuto non restare, ma è stata una scelta della società. A livello umano per me una brutta esperienza. La piazza è meravigliosa, c’è lo stesso calore del sud Italia: si vive di calcio. Quest’anno hanno un allenatore, Gotti, che sa lavorare bene soprattutto con i giovani. Hanno pochi mezzi rispetto ad altre concorrenti per la salvezza, ma la qualità non manca”.

La partenza in B del Bari è stata positiva, che ne pensi del nuovo corso firmato De Laurentiis?

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“Il Bari ha grandi risorse e una struttura importante: dal presidente al direttore sportivo. Ha allestito una rosa importante, portando in biancorosso tanti calciatori di categoria. Forse però è ancora presto per capire il vero potenziale della squadra e gli obiettivi di classifica. Quest’anno il campionato di Serie B è particolarmente complicato, secondo me una sorta di Serie A2, parlare di promozione sarebbe un azzardo”.

Un club al quale sei molto legato è il Cittadella, i veneti riusciranno a coronare primo o poi il sogno Serie A?

“Al Cittadella ci sono le persone giuste per fare grandi cose. Mi auguro che prima o poi riescano ad arrivare in Serie A, il club lo merita. Lì mi sono sempre sentito a casa, è una grande famiglia. Le pressioni sono poche, ma l’ambizione di certo non manca. Quest’anno è difficile replicare quanto fatto nelle scorse stagioni, sarà dura raggiungere anche i playoff. In futuro però potrebbero arrivare belle soddisfazioni. Già rimanere in Serie B e fare un campionato di vertice è una prova di forza importante”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? Ti piacerebbe allenare o punti ad altro?

“Attualmente sono coinvolto in un progetto qui a Verona relativo ad una scuola calcio, la Crazy Academy. Lavorare con i giovani mi piace, può dare grandi soddisfazioni. C’è anche qualche ex compagno di squadra che mi aiuta e con il quale mi confronto a 360 gradi”.

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