Real Madrid Barcellona ai raggi X: cos’è successo nel Clasico

Pubblicato il autore: Alessandro Vescini

Real Madrid Barcellona
Ci aspettavamo un Clasico spettacolare e spettacolo abbiamo avuto. La vittoria del Real Madrid per 2-1 sul Barcellona ha emesso un verdetto: i blancos sono i veri antagonisti dell’Atletico Madrid. Abbiamo visto tensione, intensità, quantità ma anche qualità. Come se si trattasse di una finale, e di finali il Real se ne intende. I goal di Benzema e Kroos portano momentaneamente la squadra di Zidane in testa alla Liga, a 66 punti pari merito con i colchoneros ma con una partita in più. Inutile per il Barca il goal che ha riaperto la partita di Mingueza. Tanti rimpianti per i blaugrana, che però rimangono ancora in corsa in campionato. In caso di vittoria dei ragazzi di Simeone infatti, il distacco dalla capolista sarebbe di soli 4 punti. Ma il Clasico è stato molto di più, vediamolo nel dettaglio.

È stato il Clasico dei singoli

La sfida nella sfida era tra Karim Benzema e Lionel Messi. E sono stati proprio loro due, con l’aggiunta di Toni Kroos, a decidere la partita. L’attaccante francese, che non segnava nel Clasico da nove incontri, decide di sbloccarsi con un capolavoro. Valverde, con un’incursione centrale, spacca a metà il centrocampo del Barcellona. Sulla destra è largo Vazquez, servito dall’uruguaiano, che la mette in mezzo sul primo palo. Arriva Benzema, che con un tacco di rapina soprende Ter Stegen sul primo palo e porta in vantaggio il Real. Raddoppia una punizione dal limite di Kroos che, complice una doppia deviazione, mette in discesa l’incontro per i blancos. Il tedesco è stato nominato MVP del match. Infine Messi che, anche se è ancora rimasto a secco in un altro Clasico, ha dato il via a molte azioni pericolose, impensierendo più volte Courtois. L’argentino è andato anche vicino al goal dell’anno quando, direttamente da calcio d’angolo, ha provato a sorprendere il portierone belga. Peccato che la conclusione si è stampata sul palo.

Real Madrid: Zidane maestro della tattica

Stelle in campo, ma anche in panchina. I due tecnici si sono sfidati “a colpi di tattica”. La meglio l’ha avuta Zidane, il risultato finale ne è la dimostrazione. Zizou ha interpretato benissimo la partita, schierando i suoi ragazzi con un 4-3-3 che in fase difensiva diventava un 5-4-1. Fondamentale è stato il lavoro del “pajarito” Valverde, che da esterno alto a destra diventava in fase di non possesso un vero e proprio terzino, per schermare i filtranti rivolti a Jordi Alba. In questo modo il quarto di destra blancos Vazquez poteva staccarsi dalla retroguardia e marcare tra le linee Pedri. Zidane ha letto ogni momento della partita e ogni possibile situazione di gioco, tra tutti il ruolo Nacho Fernandez che arrivava a ridosso dell’area del Barcellona per impedire che l’azione blaugrana iniziasse dai piedi di Messi. Unica pecca della partita per il tecnico francese è stata togliere Valverde per mettere un più offensivo Asensio. Proprio da un errore dell’esterno spagnolo, che si è dimenticato, guarda caso, proprio di Jordi Alba, è scaturito il goal dei catalani.

Barcellona: Koeman sbaglia a preparare la partita

Dall’altra parte, Ronald Koeman ha regalato un tempo al Real. Il Barcellona è sceso in campo con un 3-5-2 con nessun attaccante di ruolo. MessiDembélé avevano il compito di impensierire la difesa madrilena. L’argentino non è riuscito a trovare spazio al centro tra le linee, pedinato da Casemiro in versione “stalker”. Il francese, invece, aveva il compito di dare profondità ma non è mai riuscito a farsi servire. Strana la scelta di lasciare in panchina inizialmente il “principito” Griezmann. Dopo l’intervallo infatti, il tecnico olandese ha deciso di ritornare alla difesa a quattro con l’ingresso dell’attaccante francese. Nella ripresa il Barcellona è cominciato a salire in cattedra creando pericoli alla porta di Courtois. Un tempo buttato, che aumenta i rimpianti dei blaugrana.

Real Madrid-Barcellona, due filosofie a confronto: concretezza vs tiki taka

Oltre alla tattica messa in campo dagli allenatori, c’è stato anche lo scontro tra due filosofie di gioco opposte. Da una parte, la concretezza del Real Madrid. Tutti i 10 giocatori di movimento dietro la linea della palla, a copertura degli spazi tra le linee. Una volta recuperato il possesso, grazie alla qualità dei piedi dei centrocampisti di Zidane, veloci verticalizzazioni per gli attaccanti che hanno praterie davanti per segnare. Nei primi 30 minuti di gioco, i blancos hanno tirato solo 2 volte, andando però a segno entrambe le volte. Dall’altra parte il solito tiki taka blaugrana. In fase di possesso, i giocatori girano la palla alla ricerca maniacale di uno spazio. Tanti passaggi, ma nessuno in area. Non è un caso se molte volte l’uomo più offensivo è stato De Jong, di mestiere centrocampista centrale. Nonostante il 69% di possesso palla, la manovra del Barcellona è apparsa sterile, mai realmente pericolosa.

Real Madrid-Barcellona, i co-protagonisti

Dopo i protagonisti ci sono stati i co-attori. Per il Real Madrid, è strano vedere Modric non tra i migliori. Partita da 6 in pagella per il croato. Casemiro non ha fatto passare nulla dalle sue parti. Prestazione però macchiata dal rosso nel finale. Nel Barcellona invece, partita appena sufficiente per Busquets. Lo spagnolo si è limitato al compitino, troppo poco in una partita del genere. Jordi Alba ha qualcosa da farsi perdonare sul secondo goal. Il terzino non riesce a respingere il tiro deviato di Kroos che arrivava nella sua direzione. Riscatta però la sua prestazione fornendo l’assist a Mingueza. Unica nota lieta è De Jong. Il classe 1999 “tuttofare” ha dimostrato di poter giocare a questi livelli.

Uno sguardo sul futuro: Real più maturo

Il Clasico è stato anche il confronto tra il futuro delle rispettive rose. Dalla sponda Real, non è più una novità Vinicius Junior. Il brasiliano ha fatto impazzire chiunque abbia provato a marcarlo durante la partita. Dopo la doppietta rifilata in Champions League al Liverpool, si sta prendendo sempre di più il Real del futuro. Anche se ha già dimostrato il suo potenziale, Valverde l’ha confermato pure in questo match. Visto che Modric non sembra risentire dell’età che avanza, per l’uruguaiano la titolarità è assicurata, ma in futuro. In difesa ottima prestazione al suo primo Clasico per Militao. Sempre attento, è riuscito a tenere il confronto in velocità con Dembélé, non uno qualunque quando si parla di corsa e scatti. Per attenzione difensiva si è distinto, sponda Barca, pure Mingueza. Oltre alla gioia del goal, c’è da sottolineare il miracoloso salvataggio su Marcelo lanciato in contropiede verso il 3-1. Ottima prova anche del 2003 Moriba, entrato in campo come un veterano. Poteva regalare il pareggio ai balugrana, ma la traversa gli ha infranto il sogno di decidere un Clasico. Negative le prove di Dembélé, Dest e Pedri. Il periodo in Catalogna del francese è vittima di incostanza, motivo per cui non ha convinto a pieno la dirigenza. L’olandese ha tanta qualità offensiva, ma mostra i suoi limiti in difesa. E con un Vinicius in stato di grazia sono stati determinanti. Lo spagnolo invece, sparisce nelle partite che contano. Lo scusiamo per l’età, perché il suo talento non si discute.

Clasico bagnato, Clasico sfortunato

Il risultato finale non rispecchia pienamente quello che abbiamo visto in campo. Real Madrid e Barcellona hanno tirato rispettivamente 14 e 18 volte, per un totale di soli tre goal segnati. Questa statistica è stata condizionata dalla sfortuna delle squadre. Sono 4 i pali della partita, in ordine cronologico: Valverde, Messi da calcio d’angolo, Vinicius complice la deviazione di Araujo e la traversa nel finale di Moriba. Oltre ai legni, c’è stato lo sfortunato infortunio di Vazquez, dopo uno scontro fortuito ginocchio contro ginocchio con Busquets. A rovinare lo spettacolo è stato anche il meteo. Durante la partita è cominciata a calare sullo stadio Alfredo di Stefano una pioggia incessante. Nei minuti finali i giocatori erano vistosamente zuppi e tremanti a causa del freddo del vento. La pioggia ha causato anche un malfunzionamento elettronico del microfono che l’arbitro utilizzava per comunicare con la sala Var. Un momento di pausa solitamente per rifiatare, ma in quelle condizioni non era quello che i giocatori speravano.

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