Edin Dzeko che metamorfosi: c’era una volta un flop, oggi protagonista assoluto

Pubblicato il autore: Cosimo Commisso Segui
during the Serie A match between AS Roma and FC Crotone at Stadio Olimpico on October 25, 2017 in Rome, Italy.

Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

Edin Dzeko è l’uomo copertina della prima giornata di campionato. La sua Roma, in grande difficoltà contro un bel Torino, non avrebbe mai trovato il vantaggio senza l’autentico ed ennesimo gioiello del cigno di Sarajevo. Un tiro al volo di sinistro, dal coefficiente di difficoltà elevatissimo, ha dunque permesso ai giallorossi di ottenere i primi tre punti, mantenendo la scia di Juventus e Napoli. Vittoria sofferta, arrivata allo scadere ed a maggior ragione ancor più emozionante. Lo stesso attaccante della Roma, una volta appurato che la palla fosse entrata, ha esultato come poche volte lo si è visto fare: via la maglia, grida di gioia ed abbracci ai compagni. Eppure, appena due anni fa, il bosniaco era considerato l’attaccante meno prolifico e decisivo del nostro campionato, non ai livelli dei vari Icardi e Higuain. I media, al termine della stagione 2015-2016, alimentavano infatti le voci di una probabilissima cessione, causa flop. Ma, un uomo che ha vissuto la guerra sulla propria pelle, avrebbe mai potuto arrendersi di fronte alle prime difficoltà? La risposta a questa domanda, come per ogni “nove” che si rispetti, sta nei numeri. E questi, da quella turbolenta estate, ci sono tutti.

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Da Salah a Kluivert, quando il compagno di reparto è fondamentale

Inutile negarlo, la serpentina di Justin Kluivert vista ieri contro il Torino ricorda moltissimo quelle indimenticabili di Mohamed Salah, ex giallorosso e rimpianto dei tifosi. Il talento olandese, colpaccio di Monchi, potrebbe far rivivere a Dzeko l’ultimo anno con Spalletti, concluso con il titolo di capocannoniere della Serie A. In quella stagione moltissimi dei gol della Roma sono arrivati proprio sull’asse Salah – Dzeko, spesso straripanti insieme. Dopo l’addio dell’egiziano, passato al Liverpool per 40 milioni di euro, l’attaccante ha dovuto adattarsi ai nuovi partner offensivi Under e Schick. La tendenza a concludere l’azione di questi ultimi non ha permesso al bosniaco di ripetere l’annata precedente, ma la maturazione definitiva si è vista anche e soprattutto in Champions League. La doppietta al Chelsea a Stamford Bridge, il gol decisivo contro lo Shakhtar ed il timbro nella magica notte contro il Barcellona rimarranno indelebili nel cuore dei tifosi, che hanno fortemente voluto la sua conferma al centro dell’attacco.

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Ora, però, è arrivato il momento di conquistare un trofeo. Ed ecco che Monchi, pur perdendo Alisson e Nainggolan, ha rinforzato la rosa in ogni reparto, puntando sulla qualità degli interpreti. Gli ingaggi di Cristante, Pastore e Kluivert dimostrano la volontà di colpire tramite verticalizzazioni ed inserimenti vincenti. Di Francesco ha in mano un potenziale offensivo invidiabile ed un’ossatura difensiva ormai ben amalgamata, capitanata dal “romanista” Manolas. La panchina è decisamente lunga, basti pensare che Perotti, El Shaarawy, Under e Kluivert lottano per due posti ai lati di Dzeko. Ci sono da disputare tre competizioni molto importanti, dunque le possibilità di dare spazio a tutti c’è eccome. Si attende con impazienza l’esplosione di Schick, oggetto misterioso dell’anno scorso e mai realmente nel vivo del gioco. L’età è un fattore da non trascurare per il talento ceco, ma con un Dzeko così sarà molto più difficile farsi notare.

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