Avellino, che il sogno abbia inizio: i lupi voltano pagina

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Partita scialba, senza aspettative. Ed è per questo che il cosiddetto “pareggio-sconfitta” in casa della Ternana, valevole per il primo turno dei Play-Off di Serie C, propone forse più gioie che rimpianti. L’Avellino esce comunque a testa alta e a farne fede ci sono soprattutto le parole proiettate al futuro di Mister Capuano e, soprattutto, del Presidente D’Agostino.

Ternana – Avellino, analisi del match

Nonostante la grande dose di carica che è ruotata attorno alla società biancoverde nelle ultime settimane, in vista dei Play-Off di Serie C, “il coltello tra i denti” e lo “sputare sangue”(parole di Eziolino Capuano) a Terni non si sono visti. Una leggera amarezza ovviamente circola in tutto l’ambiente, perché la Ternana, dopo i primi 25 minuti di assedio, ha praticamente dato forfait e lasciato spazio alle possibili azzannate dei lupi. Dico “possibili” perché questi morsi all’avversario non sono mai arrivati. L’Avellino si è difeso magistralmente, ma in attacco si è creato quasi zero. Pochi pericoli in area avversaria e sfruttati malamente.

Capuano ha saputo leggere la partita. Con l’ottima difesa composta dall’ormai esperto Laezza, dal valorizzato Illanes e da Bertolo (l’unico per cui ci si può esaltare poco), la Ternana ha faticato per trovare spazi (anche grazie ai ripiegamenti di Parisi e Celjak) ed ha speso molte energie che hanno portato la squadra di Gallo a gettare lo straccio già verso la fine del primo tempo. Ma con un Avellino incerto nella costruzione, senza il perno Di Paolantonio a centrocampo nel primo tempo e con un Parisi incredibilmente poco assistito e poco considerato dai compagni, la pressione dei biancoverdi è stata così flebile, se non nulla, da impensierire sì “le fere”, che comunque venivano da due sconfitte su tre contro i lupi, ma anche da fargli capire che con poco sforzo sarebbero tranquillamente riusciti ad impedire ogni tentativo di assalto dei lupi. La partita è cambiata leggermente nel secondo tempo, con qualche iniziativa in più, grazie al subentro di Di Paolantonio. Michovski era l’unico che in avanti poteva dare qualche guizzo, ma per ragioni tattiche non ha potuto giocare nel ruolo che gli compete maggiormente, ovvero come esterno. Oggi è facile parlare, ma uno con la cattiveria ed il sangue freddo di Karic forse sarebbe servito.

Avellino, in bilico tra santi e falsi dei

Nella cattiva sorte, all’Avellino non si può recriminare nulla. Poco allenamento, scarsa condizione, qualche acciacco, il caldo asfissiante e via dicendo, senza considerare le vicissitudini che hanno formato il carattere di questa squadra durante la stagione. Se l’Avellino è sopravvissuto, è già un gran risultato, se non un vanto. L’Avellino è partito per non retrocedere, ha assaporato sin da subito il sapore dei guai societari e a continuato a masticare amaro almeno fino a quando non è arrivato Capuano che, grazie al suo carisma, ha saputo focalizzare l’attenzione su di lui e sul gioco, evitando di far aprire troppo le orecchie verso le burrascose vicende societarie. Ciò non toglie che chi gestiva l’Avellino in quei mesi, abbia forse tentato senza remore di riprendersi la scena nei dietro le quinte degli studi notarili e nelle conferenze stampa a viso scoperto, fatte di accuse a vario titolo, mettendoci la faccia e nascondendosi a seconda di dove tirasse il vento. Senza però considerare che il vento stava spingendo queste persone fuori da Avellino, definitivamente.

Poi, come una manna dal cielo, è arrivato Angelo Antonio D’Agostino. Il suo essere irpino conta, anche se fino ad un certo punto. Arrivato ai vertici della società a fine febbraio, ha subito catalizzato l’attenzione dei tifosi sul campo, generando tranquillità nell’ambiente. Una tranquillità derivata non solo dalle parole, ma da una presenza costante, sia fisica che virtuale, vicino a squadra, città e tifosi. Tifosi che, con il suo arrivo, hanno dato fine ad uno sciopero durato un mese, ma che si sono visti i cancelli del Partenio-Lombardi chiusi in faccia per via del Covid-19. Accettare di partecipare ai Play-Off, investendo soldi e in qualità di decima classificata, era comunque un’azione che andava fatta, pur consapevoli dei rischi e della beffa. Il lupo non molla mai e D’Agostino ha recepito subito di che pasta è fatta la piazza avellinese.

L’Avellino volta pagina

Insomma, aspettarsi di vincere anche una sola partita, non era impossibile, ma all’Avellino questa uscita dai Play-Off cambia poco e niente, a livello morale. Anzi, può essere un vantaggio a livello gestionale. Ora si ha tutto il tempo per preparare la prossima stagione, il ritiro pre-campionato ed il calciomercato. Farlo sin da subito vorrebbe dire essere in vantaggio sugli altri. Questa per l’Avellino è una grande opportunità, soprattutto in vista dell’obiettivo, ormai chiaro, della vittoria del prossimo campionato e della promozione in Serie B.

Non mancheranno le difficoltà. Non dimentichiamoci che l’anno prossimo ci sarà il Palermo, squadra che non perderà di certo tempo a fare gavetta in Serie C. L’Avellino ha una lezione di vita messa in tasca, non può di certo essere seconda a chi è appena arrivato in categoria. Senza dimenticare chi ha mancato la promozione in Serie B quest’anno. Ci riproveranno ancora. Chi più, chi meno, ma ci saranno.

L’Avellino avrà tante sfide da affrontare e ha tutto il tempo per farlo con serenità, dedizione e programmazione: c’è da vedere la posizione di Capuano e, non per ultima, quella del Direttore Sportivo Salvatore Di Somma. Se dovessero rimanere entrambi (parla il cuore), questa sarà davvero la volta buona per far capire alla piazza biancoverde cosa possono dare concretamente all’Avellino. Ma le parole lasciano il tempo che trovano: le ultime indiscrezioni li danno entrambi lontano dall’irpinia.

Avellino, il lupo perde il pelo

Già sappiamo, per fortuna o meno, che gran parte degli elementi della rosa andranno via. Molti per “fine prestito”, altri per scadenza di contratto. Di Paolantonio, il fulcro della squadra, andrà via. I prestiti più importanti come Charpentier e Michovski, seppur esiste il desiderio di riconfermarli, sono seguiti da club più prestigiosi al momento. Illanes tornerà alla Fiorentina, ma anche su di lui, come sugli altri, ci sono gli occhi di alcune squadre di Serie B. Tutto dipenderà anche dalle intenzioni di Mister Capuano, nel caso dovesse restare. Non dimentichiamo che ha un altro anno di contratto.

Poi Parisi, che merita un capitolo a parte: il “Pendolino di Serino” sembra che lascerà la sua amata irpinia, col rammarico di tutti coloro che lo ammirano per le sue grandi doti calcistiche e umane. Nessuna condanna però. Piacerebbe a tutti vederlo ancora ad Avellino con la maglia biancoverde (e non è detto che se ne vada), ma bisogna anche dare modo ad un giovane talento di potersi esprimere al meglio e di renderlo un uomo libero di scegliere il meglio per sé stesso, facendosi coinvolgere nelle esperienze più variegate. Per farla breve, può e deve crescere. Avellino non deve essere una prigione e, oggi come oggi, può essere, ahimè, solo un trampolino di lancio. Le porte del Partenio saranno sempre aperte per lui. Magari, un giorno, chissà.

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