Del Piero critico: "Allegri non basta, ecco qual è il vero problema della Juve"

Del Piero
Tre partite e un solo punto raccolto, è questo il bilancio dell'avvio di campionato della Juventus targata Max Allegri. Il tecnico livornese è stato chiamato in causa per rialzare le sorti della squadra bianconera, ma qualcosa ancora non va. Certamente, è ancora troppo presto per giudicare l'operato del mister, con la squadra che ancora risente del peso della preparazione estiva, oltre la sosta per le nazionali che ha causato non pochi problemi. Da quest'ultimo punto di vista la Juventus è stata la più penalizzata, con molti giocatori sudamericani che non hanno potuto prendere parte alla sfida contro il Napoli, persa 2-1 al Diego Armando Maradona. La sconfitta getta in allarme la dirigenza, ma ancora non è compromesso nulla: nel 2016 i bianconeri attuarono un'incredibile rimonta con 15 vittorie consecutive che hanno permesso ad Allegri di portare la Juventus alla vittoria dello Scudetto. A proposito della crisi juventina, è intervenuto Del Piero, raggiunto da La Gazzetta dello Sport.

Del Piero: "Allegri mi piace molto. Ronaldo? Era evidente volesse andare via"

Se si pensa bianconero, impossibile non immaginare Alex Del Piero. Per quasi 20 anni ha indossato la maglia della Vecchia Signora e chi meglio di lui conosce il DNA Juventus. Ecco dunque che intervistato dalla Gazzetta dello Sport ha parlato di quanto sta accadendo: "Sicuramente una reazione la provocherà, il gruppo è consapevole della delicatezza del momento. Il rischio da evitare è che la cattiva partenza pesi troppo a livello di responsabilità su chi potrebbe non avere le spalle abbastanza larghe per sopportare la pressione di quella maglia. Sarà importante il lavoro dei giocatori più esperti e anche di Allegri. Ed è fondamentale evitare ogni discorso legato alle passate stagioni, al mercato, a chi non c’è più. Contano solo quelli che ci sono adesso. E il campo".

Sarà possibile lo scudetto? "Otto punti dopo tre turni non possono spaventare. Il problema non è la classifica, ma il rendimento della squadra e la testa dei giocatori. Chi ha più leadership e coraggio deve venire fuori".

Del Piero ha poi continuato: "La Juve ha giocatori di valore assoluto, non bisogna considerare questo gruppo in modo troppo negativo. Trovarsi così indietro in classifica dopo tre turni peggiora le cose e anche i problemi di convinzione, dopo quello che è successo in Europa nelle ultime tre stagioni e in Serie A l’anno scorso. Ma Chiesa è o non è lo stesso giocatore che è stato decisivo all’Europeo? Dybala è ancora il giocatore che due anni fa è stato il migliore della Juventus tricolore? E potrei ancora andare avanti con la difesa campione d’Europa, De Ligt, Locatelli e altri. Il problema non può essere la qualità assoluta dei giocatori, ma quanto stanno rendendo. La strada è in salita, ma potrebbe essere proprio la Champions a fare ritrovare idee e coraggio. Il girone non è impossibile, anzi".

Ovviamente non poteva mancare il capitolo CR7. Il portoghese ha lasciato i bianconeri per approdare al suo vecchio amore, Manchester UNited: "Non credo che si debba parlare di impreparazione, ma di fare i conti con la realtà: evidentemente CR7 non voleva restare, altrettanto evidentemente non pagare un ingaggio così pesante poteva fare comodo. Se la domanda è riferita a come è stato sostituito, dico che bisogna misurarsi con le risorse economiche. Continuo a pensare che l’attacco della Juventus possa essere molto competitivo. Ronaldo è un fuoriclasse e andava preso. Il problema, piuttosto, è stato la mancata crescita della squadra intorno alla superstar. Spesso abbiamo giudicato la prova di Cristiano quasi disgiunta da quella della Juventus ed è sintomatico di qualcosa che non ha funzionato. I risultati in campo europeo non sono stati all’altezza, ma se pensiamo che il City non ha ancora vinto una Champions, si comprende quanto non sempre gli investimenti siano sinonimo di vittorie".

Su Allegri ha poi concluso: "A me piace Allegri, credo abbia le idee chiare, non può fare miracoli perché è lui stesso il primo a sapere che il problema della Juve non poteva essere ricondotto solo alla guida tecnica. Il lavoro da fare è grande, nello spogliatoio e in campo".