Ancelotti duro a Coverciano: “Basta con gli insulti. Fermiamo le partite”

Pubblicato il autore: Davide Corradini Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

A mali estremi, estremi rimedi. Fermare o anzi, stoppare una partita di calcio, è molto estremo. A questo punto però è anche forse necessario: non solo in caso di episodi di razzismo. Se ci sono problemi, tirare i sassi è quello che sa fare meglio Carlo Ancelotti, tornato ad allenare in Italia dopo le esperienze estere in Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.
Un gran signore che come Josè Mourinho, che pochi giorni fa a Torino ha tirato un sasso nel finale di Juventus-Manchester United, ha molto in comune. Gli insulti ricevuti a settembre durante Juventus-Napoli, insieme alla solidarietà che ha mostrato all’ allenatore inglese con la mano portata all’ orecchio in segno di libertà (o forse provocazione) fanno ben capire come il tecnico napoletano sia arrivato al limite della sopportazione.

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Napoli, la proposta di Ancelotti: “Insulti? Fermiamo le partite. All’ estero non è così”

Dalle parole ai fatti e ieri Ancelotti è passato alla fase successiva. Dall’ Auditorium di Coverciano, nel corso del dibattito tecnico tra gli allenatori presenti alla Panchina d’Oro, ha lanciato la sua proposta: se diluvia e si fermano le gare allora si potrebbe fare anche quando si esagera con gli insulti. Abbiamo questo vantaggio: sfruttiamolo. Si può fare e penso che lo faremo. Pensiamo solo per un secondo agli altri campionati calcistici dove non è necessario insultare – Inghilterra in primis. In Italia non è così e il tecnico lo sa bene: a livello di cultura siamo indietro, si pensa ancora che una partita di calcio sia una battaglia.

Un lungo applauso anche tra gli altri allenatori presenti. Tanti i colleghi che sposano perfettamente la sua idea tra cui Antonio Conte e Roberto Mancini – facili alleati con cui lavorare bene – che come lui hanno conosciuto una realtà calcistica al di fuori dei nostri confini. Antonio Conte, ex c.t. della Nazionale Italiana non è la persona più adatta a parlare del gesto fatto da Mourinho la scorsa settimana ma di una cosa è sicuramente certo: Se Ancelotti, tornato dopo tanto tempo in Italia, ha chiesto di sospendere le gare un motivo c’è. La verità è che all’ estero non esiste la cultura dell’ insulto continuo e viene difficile accettare simili comportamenti. In Inghilterra, per esempio, si arriva con il pullman in mezzo ai tifosi, si fanno foto e poi si inizia a giocare. La Serie A è tornata a crescere tecnicamente, ora è il momento di cancellare le nostre peggiori abitudini. 
Anche Roberto Mancini, attuale c.t., approva le parole del suo collega: Abbiamo questo cattivo modo di comportarci e non è una cosa positiva. Purtroppo accade quasi sempre e solo qui in Italia: all’ estero è molto più difficile. A questo punto fermarsi, come ha giustamente detto Ancelotti potrebbe essere un bel segnale.

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Se siamo arrivati a questo livello in Italia allora qualche domanda dovremmo porcela. Ancelotti in fondo ha ragione. Fermare le gare o addirittura il campionato è la mossa migliore in attesa di provvedimenti urgenti per mettere fine ai corsi offensivi.

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