Caressa sull’Inter e sui retroscena con Klopp, Gasperini, Spalletti e Simeone

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Questa sera Fabio Caressa ha partecipato ad una diretta Instagram con Paolo Bonolis nel corso della quale ha affrontato vari argomenti riguardanti il calcio (QUI LA PRIMA PARTE DELLE SUE PAROLE). È stata l’occasione per Caressa di svelare numerosi retroscena e per spiegare i motivi dietro alcune sue uscite televisive che sono rimaste impresse nelle menti degli sportivi (soprattutto agli abbonati a Sky).
Per quanto concerne le numerosi voci di mercato che si stanno susseguendo in questi giorni, soprattutto sul web, Caressa dice: “Secondo me adesso ci si muove poco perché non sanno assolutamente come chiuderanno i bilanci al 30 Giugno. La Juve ieri ha fatto un bel colpo con quell’accordo con i giocatori, 90 milioni contano per la chiusura del bilancio. Bisognerà vedere se lo faranno anche le altre squadre e in che termini lo faranno, perché è giusto ricordare che ci sono quelli che guadagnano 3-4-5 milioni all’anno, ma ci sono anche quelli che guadagnano molto meno, anche in Serie A. Per non parlare delle leghe inferiori”.
Sui social gli appassionati della trasmissione Sky Sport Club hanno ribattezzato Caressa con il nome “Vate”, il giornalista di Sky spiega il perché: “Credo sia una leggera presa in giro perché ogni tanto faccio delle previsioni che non becco, però molte le becco; le mie sono a lungo termine. Mi avevano preso un po’ in giro per il fatto di Cancelo, perché avevo detto che Lazzari era più forte di CanceloSta giocando più Lazzari o più Cancelo? Cancelo ha giocato pochissimo ovunque è andato. Lazzari sta facendo un grandissimo campionato, all’inizio ha pagato un po’ psicologicamente il salto e il passaggio alla Lazio. È un giocatore al quale io credo tantissimo, ha quel cambio di passo che lì a destra hanno in pochi adesso, soprattutto in quel ruolo è uno che fa la differenza, tant’è vero che piace anche a Mancini”. “Non ha solo il cambio di passo ma ha anche una certa costanza nella corsa, è tanta roba” aggiunge Bonolis.
In merito alla leggenda della maledizione della maglia numero 9 al Milan, Fabio Caressa dice la sua: “Io non sono una persona scaramantica, io penso che il mondo lavori molto sul calcolo della probabilità. Se tu prendi dei numeri nove che non sono tanto forti c’è un calcolo di probabilità molto alto che non riescano ad avere molto successo. C’è anche una certa tendenza ad esaltare dei giocatori, faccio l’esempio di Piatek che sembrava un fuoriclasse mentre in realtà aveva fatto sei mesi di gol. Un attaccante non si giudica neanche su una stagione intera, si giudica su due, è la continuità che fa la differenza. Tra l’altro Piatek aveva un certo modo di liberarsi che quando è stato capito non ha più segnato”.
Sulla sua vecchia affermazione “Il Cholismo fa schifo”, il giornalista spiega: “A me non piace quella maniera di giocare, non mi riferisco al fatto di restare in difesa , a me dava un po’ fastidio che l’Atletico Madrid per un lungo periodo giocava sempre addosso all’arbitro, le mani in faccia agli avversari… Poi non capisco perché se lo fa il Cholo è il Cholismo, se lo fa uno in Italia è un catenacciaro“.
Su Gasperini: “Sono molto amico di Gian Piero Gasperini, andiamo in montagna nella stessa cittadina quindi ci vediamo spesso. Al Gasp spesso dicono che gioca uomo contro uomo, lui invece dice che la sua radice culturale è l’Olanda, quella del calcio totale. Lui si rifà a quel modulo che era il 3-3-3-1. Lui gioca così e di conseguenza uomo contro uomo, però la cosa fondamentale è che questo schema ti permette grande mobilità davanti”.

Argomento Inter, nonché la squadra del cuore di Bonolis. Su Spalletti: “Non so che fine abbia fatto, ci siamo visti l’ultima volta l’anno scorso ad Inter-Cagliari. Spalletti aveva attraversato un momento personale molti difficile. Spalletti va preso per com’è. È un estroso. Io apprezzo sempre le persone che ti dicono le cose in faccia, ci siamo chiariti personalmente più volte“. Riguardo Sensi: “So che il problema fisico l’aveva superato con un po’ di difficoltà perché non avevano ben capito cosa avesse. Poi anche lui ha fatto un bel salto, San Siro pesa”. Per quanto riguarda Eriksen? “Prendere un calciatore del livello di Eriksen a quelle cifre è comunque un affare. Certo è che, per come gioca l’Inter adesso, la collocazione è molto complicata. Ho parlato con tre grandi allenatori, Ancellotti, Capello e Gattuso e loro mi hanno detto che secondo loro Eriksen finirà per giocare davanti la difesa e fare il regista. È l’unico ruolo che può fare in Italia, non può fare la mezzala e sarebbe un trequartista atipico. Quello che diceva Di Canio su Lukaku (ovvero che tende a segnare solo con le piccole) si è un po’ verificato, credo che con Conte migliorerà e potrà fare il salto di qualità”.
Infine, sulla questione Klopp: “Avevo detto, prima che vincesse la Champions, che Klopp rischiava di passare alla storia come l’allenatore più esaltato e meno vincente. Ma lo aveva detto lui stesso, era l’allenatore che aveva perso più finali in carriera prima di vincere quella contro il Tottenham. Sono legato affettivamente a Klopp, lui nel 2006 lavorava in una televisione tedesca e fece sentire “Andiamo a Berlino” (l’esultanza di Caressa nella telecronaca della semifinale mondiale tra Italia e Germania, ndr.) per far sentire come era pazzo il commentatore italiano, che ero io…mi fece quindi un omaggio“.

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