Il caso “Pecoraro”: sinonimo di irresponsabilità gestionale e mediatica

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

MILAN, ITALY – February 13, 2020: Miralem Pjanic of Juventus FC in action during the Coppa Italia semi final football match between AC Milan and Juventus FC. (Photo by Nicolò Campo/Sipa USA)

Hanno generato molte polemiche le dichiarazioni dell’ex procuratore della FIGC, Giuseppe Pecoraro, nell’intervista rilasciata a Il Mattino nella giornata di ieri 3 maggio. Il punto clou dell’intervista focalizza sul controverso episodio accaduto in Inter-Juventus della stagione 2017-18: il fallo di Pjanic, per alcuni da cartellino giallo, il secondo per il bianconero, su Rafinha. Di quell’episodio, secondo la ricostruzione di Pecoraro, mancherebbero gli audio tra l’arbitro Orsato e il VAR. Ma, senza soffermarci sulla dibattuta questione del fallo e del cartellino da estrarre, cerchiamo di capire quali siano i problemi reali che sono emersi dopo il polverone di ieri.

Il discusso episodio di Inter-Juventus

Aprile 2018, gara del girone di ritorno del campionato di Serie A, Inter-Juventus. I bianconeri si impongono per 3-2, ma Orsato, arbitro di quel match, viene preso di mira per il suo discusso arbitraggio. In particolare, si ritiene che il fallo di Pjanic su Rafinha (sul risultato di 1-1) fosse da giallo, il secondo in quel match per il centrocampista della Juventus: ergo, espulsione. Questo il fatto, questo quel che emerso dall’arbitraggio. Per alcuni discutibile, per altri no.

Le parole di Pecoraro

Ieri l’ex Capo della Procura FIGC, Giuseppe Pecoraro, ha rilasciato delle dichiarazioni a Il Mattino asserendo che quando ha chiesto all’Aia e alla Lega gli audio dell’arbitraggio, contenenti le conversazioni tra Orsato ed il VAR, questi non solo sono arrivati ad inizio del campionato successivo, ma sono arrivati anche privi dell’audio che riguardava l’episodio che tanto aveva generato scalpore, il famoso fallo di Pjanic su Rafinha. “Motivo? Mi dissero che non c’era e basta” così ha concluso Pecoraro sulla questione. Va sottolineato, comunque, che Pecoraro non ha ipotizzato alcun dolo, semplicemente voleva chiarezza sull’episodio, dopo le tante polemiche su quell’Inter-Juventus.

Il regolamento del VAR

Tutti questi elementi ci portano a due considerazioni che si allontanano dalla mera logica delle valutazioni arbitrali, non è questo che ci interessa. Il primo dettaglio che salta alla mente è che Pecoraro, seppur interno alle logiche e alle regole del sistema calcio, abbia sorvolato superficialmente sul regolamento del VAR, il quale, proprio per regolamento, può intervenire solo per convalidare o meno un gol, confermare o smentire i calci di rigore, segnalare i mancati cartellini rossi o segnalare eventuali scambi di persona in caso di provvedimenti disciplinari. Il VAR non sarebbe potuto intervenire per chiedere ad Orsato di estrarre un secondo cartellino giallo, altrimenti ci sarebbe stata una vera e propria “invasione di campo” da parte del VAR. Se esistono dei modi e dei limiti in cui il VAR può permettersi di intervenire, ci saranno sicuramente dei motivi che sono stati studiati e sperimentati appositamente. Tutto questo, quindi, ci fornisce un quadro poco rassicurante sul caos e sull’incertezza che ruota introno al VAR anche da parte degli addetti ai lavori del mondo del calcio italiano.

Qualità o quantità?

La seconda considerazione è che alcune delle maggiori testate nazionali hanno dato grande risalto alla notizia (cosa buona e giusta per dovere di cronaca) ma hanno dato per scontato che Pecoraro argomentasse con raziocinio e senza sbavature, dando eco allo scoop in modo abbastanza sommario. Se si fossero presi la briga di leggere il regolamento, nei loro articoli forse avremmo potuto leggere anche che Pecoraro aveva effettivamente commesso qualche leggerezza nei confronti del regolamento, per i motivi sopracitati. Anzi, abbiamo dovuto leggere righe come “dettagli non proprio irrilevanti” e “tifosi in rivolta“. Possiamo quindi parlare di disattenzione (che sarebbe comunque grave per un giornalismo che si definisce tale) o di una banale ricerca di maggiore visibilità a discapito della qualità? Sicuramente questo accade quando ci si lascia manipolare dal frenetico umore dell’opinione pubblica, sempre faziosa e quasi mai disposta al confronto pubblico. Insomma, noiose questioni di marketing e comunicazione dei moderni anni 2000.

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