Chiellini: “Sarri insegue la perfezione. Scudetto? Inter non da trascurare, la Lazio si goda il momento”

Pubblicato il autore: Francesco Rossi Segui

Il centrale difensivo della Juventus,
Giorgio Chiellini, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport parlando a 360 gradi della sua carriera e pure del rush finale per lo Scudetto. Ve ne proponiamo qualche estratto:

LOTTA PER IL TITOLO – “Perché tutti danno l’Inter per morta? Conoscendo l’allenatore e i giocatori non la trascurerei, in un mini campionato matto 9 punti sono niente. E se batte la Samp in casa i punti scendono a sei. Certo, la Lazio sta facendo Certo, la Lazio sta facendo un percorso bellissimo. Ha acquisito la concretezza e l’equilibrio difensivo che le mancavano, davanti ha sempre fatto paura, attacca benissimo, ricordo un 6-1 alla Samp. Alberto, Milinkovic e Ciro sono poesia. Si godano questo momento, ma non in eterno”. 

ALLENATORI – “Per Conte si è trattato di un inizio da zero, siamo partiti da una base molto bassa e probabilmente abbiamo costruito le fondamenta della casa. Antonio è una persona che, come ho anche scritto, ti fa entrare in un’altra connessione: ti da tanto e pretende tanto. A volte ti esaspera, ma con lui fino alla morte. Secondo me ha creato quella compattezza che è stata una base importante per la Juventus”

Allegri è un esteta. E’ molto più brillante, più leggero, nei cinque anni è cresciuto in modo esponenziale, sa abbassare e alzare i toni. Ha una sensibilità che in pochi hanno e che non ho riscontrato riscontro in molte persone, e non parlo solo di allenatori. Conoscevo Max, ma poco più di un ciao ciao, pur essendo entrambi di Livorno. Negli anni mi ha stregato, conquistato, si. Ci ha dato un boost ulteriore. Sarri è molto più meticoloso, quindi è più simile a Conte che non ad Allegri, ma con principi e sistemi differenti. Si basa tanto sui numeri, è un amante del gioco, del possesso palla. Lui è un utopista ed è il primo ad ammetterlo, anche quando fa il 90% del possesso palla pensa di andare oltre, un eterno insoddisfatto, insegue la perfezione. Ogni allenatore viene giudicato in base ai risultati. Quindi li deve ottenere sempre. Cambia il modo, non l’obiettivo”. 

NAZIONALE – “Dopo l‘infortunio faccio valutazioni anno per anno. Lo spostamento dell’Europeo aiuterà questa Nazionale a crescere in esperienza, la qualità ce l’ha. Conoscevo Mancini solo come avversario, mi ha sorpreso la semplicità con cui ha trovato la quadratura a fine settembre, dopo Polonia e Portogallo. Poche parole, pochi concetti chiari e tutto ha cominciato a funzionare a prescindere dagli interpreti. Io sono partito da esterno sinistro, ma ero mediocre in fase difensiva, sprecavo troppe energie nell’attaccare, perdevo lucidità. Quando mi hanno messo centrale ho capito subito che lì era casa, quello l’abito che mi calzava a pennello. I giovani difensori? Sono tutti più belli di me”. 

AVVERSARIO PIÙ DIFFICILE“Cristiano mi ha fatto una caterva di gol, però quello che mi è entrato nel cuore è Ibrahimović. Siamo stati compagni, all’inizio, io giovanissimo cercavo sempre di confrontarmi con lui, lo seguivo ovunque, anche per accreditarmi agli occhi dei compagni e dell’allenatore. Accettare l’uno contro uno con Ibra significava guadagnare in rispetto. Non mi sono mai tirato indietro e da ogni sfida con lui sono uscito più forte e convinto, ha tirato fuori il meglio. Lo ammiro tantissimo. Aspetto il 7 luglio. Quando è tornato in Italia è sembrava fosse impossibile, ho pensato che fosse destino”. 

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