Gomez-Gasperini, morto un Papu se ne fa un altro. Il bene dell’Atalanta prima di tutto

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

“Il bene dell’Atalanta viene prima di ogni cosa”. Questa frase è stata citata spesso dal mondo nerazzurro nell’ultima settimana. Un concetto tanto breve quanto chiaro: l’Atalanta Bergamasca Calcio deve essere messa sempre in primo piano. La polemica Gomez-Gasperini ha preso una rotta troppo evidente per essere ignorata, dove alle dichiarazioni del mister (ragionando tra presente e futuro di una squadra intenzionata a consolidarsi grande) l’argentino reagisce nel modo peggiore che si possa fare: buttando benzina su un fuoco che piano piano si stava spegnendo. Confermando che il ciclo nerazzurro sia arrivato certamente al capolinea. Certo, la storia non si discute e Papu ne ha fatto parte, però il comportamento del numero 10 orobico è stato assai criticato.

Questione Gomez-Gasperini: il mister spegne l’incendio, l’argentino lo riaccende (su Instagram) – Ritornando alla partita contro la Fiorentina (dove Gomez non ha giocato), Gasperini ha evidenziato che serve fare dei cambiamenti tecnici per riuscire a ritrovare l’Atalanta migliore possibile, indipendentemente da chi scende in campo. Se il mister tenta di spegnere il fuoco, l’argentino lo riaccende con una storia su Instagram dove dice: “Cari tifosi atalantini vi scrivo qua perché non ho nessun modo di difendermi e di parlare con voi. Solo volevo dirvi che quando me ne andrò, si saprà la verità. Voi mi conoscete e sapete la persona che sono. Vi voglio bene, il vostro capitano”. Tralasciando la “non possibilità” di parlare quando i social sono dei veri e propri mezzi di comunicazione, quella che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mancanza di responsabilità in una situazione delicata: contesto dove invece di chiarire (davanti ai microfoni) mette in primo piano se stesso e non quella squadra che ha l’onere e onore di rappresentare essendo il capitano. Se il mister fa delle scelte bisogna attenersi, e nel momento in cui si sentiva il bisogno di portare il gruppo sulle spalle, non si è fatto sentire nonostante tutto quello che è stato detto non solo nei suoi confronti, ma anche quelli dell’Atalanta, del mister e della squadra. Non basta un post su Instagram per risolvere le questioni: se “gli altri parlano” (per citare il Papu) è perché il primo è stato proprio l’argentino a farlo. La squadra è stata tutelata, ma non dal suo capitano: atteggiamento che, in contesti come questi, non dovrebbe mai venire fuori. La fascia porta grandi responsabilità a chi la indossa, e deve essere disposto a tutto pur di fare il bene della sua squadra (passi indietro compresi).

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Il bene dell’Atalanta: la priorità da parte di tutti – Sotto un certo aspetto dispiace visto tutto quello che ha costruito con la maglia nerazzurra: lui ha scritto la storia e ne va dato atto. Molto probabilmente avrebbe intrapreso una carriera da dirigente, e la fine del suo ciclo all’Atalanta (come calciatore) sarebbe finito nella maniera più serena possibile, ma invece è andata diversamente. Il bene dell’Atalanta viene prima di tutto, al di là di chi indossa quella maglia. Occorre guardare avanti. In questi casi: “Morto un Papu se ne fa un altro”.

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