Andrea Fortunato, 25 anni senza i suoi capelli al vento

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

stadio di proprietà

Il 25 aprile 1995 se ne andava il nostro calciatore italiano Andrea Fortunato. Difensore di Como, Pisa, Genoa e Juventus, fece in tempo a vestire anche la maglia della nazionale azzurra. Ci lasciò alla giovane età di 23 anni a causa di una brutta leucemia che lo lacerò lentamente e che gli aveva causato diverse difficoltà sul campo. Per questo fu oggetto anche di tante critiche, che furono in seguito sostituite dalle scuse, non appena scoperta la malattia.

Andrea Fortunato, un ragazzotto dai capelli lunghi

Oggi, di 25 anni fa, ci lasciava un giovane ragazzotto dai capelli lunghi. Al tempo non era insolito per i giocatori portare i capelli di una certa lunghezza, ma quando lo vedevi correre e i suoi capelli si alzavano al vento, lo riconoscevi, era lui: Andrea Fortunato. Un terzino dalla grande corsa, come pochi a quel tempo. Non è un caso che il suo esordio in Serie A avvenne molto presto.

Fortunato nasce a Salerno e passa la sua giovinezza tra calcio e libri, per prevenirsi nel caso la sua carriera da calciatore non avesse portato i suoi frutti. Dopo essere entrato nelle giovanili del Como, esordisce con i lariani in Serie B, mettendosi in mostra nonostante la retrocessione della squadra. Così, nel 1991, riceve subito la chiamata del Genoa in Serie A, ma viene mandato in prestito al Pisa in Serie B, vittima della concorrenza del terzino brasiliano Branco. Tornò a Genoa la stagione successiva, confermandosi titolare con 33 presenze e 3 gol, segnando anche il gol salvezza contro il Milan vincitore dello scudetto 1992-1993, in un Genoa-Milan 2-2.

La Juventus, il suo sogno da bambino

Nell’estate 1993 fa già il grande salto, passando alla Juventus per 10 miliardi di Lire, sotto richiesta del mister Giovanni Trapattoni, che aveva ben compreso le sue potenzialità sulla fascia. Un sogno realizzato, Andrea Fortunato tifava per i bianconeri sin da quando era bambino. Ma quella non fu solo l’estate del trasferimento a Torino: sebbene questa rimanga la sua unica presenza, quell’estate esordì con la maglia della nazionale italiana di calcio, in un match contro l’Estonia valevole per le qualificazioni ai mondiali USA 1994.

Fortunato giunse alla Juventus con non poche responsabilità, in un periodo di ricambio generazionale che vide coinvolto anche un diciottenne Alex Del Piero. Venne definito l’erede naturale di Giorgio Cabrini, ma non si fece intimidire dalle etichette. Nella Juventus fu titolare fisso con il Trap: 27 presenze e anche un gol, l’unico in maglia bianconera, quello nella sconfitta per 3-1 contro la Lazio il 12 dicembre 1993.  In primavera, tuttavia, subì un brusco calo delle prestazioni. Qualcuno pensò non fosse all’altezza del ruolo o della maglia, qualcuno pensò alla sua ancora giovane età. Risultò strano, comunque, per uno che aveva sempre cavalcato il campo come fosse una prateria infinita. Furono soprattutto i tifosi a criticarlo duramente, in particolar modo dopo l’eliminazione dalla Coppa UEFA subita contro il Cagliari. Lo accusarono di essere “un malato immaginario“.

La malattia e l’ultima sconfitta

Anche Fortunato non riusciva a spiegarsi il perché di questo brusco calo delle prestazioni, di questa stanchezza, di questa costante febbre che lo attanagliava. Così, a fine campionato, lo staff medico della Juventus lo portò all’ospedale Molinette di Torino per effettuare delle più approfondite analisi. La diagnosi dei medici fu spiazzante: leucemia linfoblastica acuta. Arrivarono finalmente le scuse della tifoseria bianconera e la squadra si strinse tutta intorno a Fortunato. In primis Fabrizio Ravanelli, che mise a disposizione la sua casa di Perugia per concedere tranquillità alle sessioni di chemioterapia e al trapianto di cellule a cui era sottoposto nell’ospedale del capoluogo umbro, e Gianluca Vialli, che rimase costantemente in contatto con il giovane compagno di squadra.

Nell’ottobre del 1994 riuscì finalmente a lasciare l’ospedale, con l’impressione che le cure effettuate avessero portato grandi benefici al fisico del calciatore. Addirittura fece delle sessioni di allenamento a Perugia, grazie all’ospitalità del club. Seguì anche la sua squadra, la Juventus, in trasferta a Genova contro la Sampdoria. Ma improvvisamente il suo corpo cedette di nuovo, stavolta definitivamente. A causa di una polmonite, il 25 aprile 1995 Andrea ci lasciò per sempre. Al funerale parteciparono la Juventus ed altre società e personalità del calcio italiano. Gianluca Vialli e Sergio Porrini (erede della sua maglia numero 3) tennero un discorso di addio in preda alle lacrime. Vialli lo ricordo così: “Speriamo che in paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato.”

Venne inserito comunque nella rosa della Juventus 1994-1995 del neo-allenatore Marcello Lippi ed a lui fu dedicato lo scudetto vinto quell’anno, uno scudetto che mancava da nove anni, vinto solo poche settimane dopo la sua morte.

Il ricordo della Juventus F.C.

Oggi la Juventus ha voluto ricordarlo con una nota ufficiale: “Sono passati 25 anni dalla tragica scomparsa di Andrea Fortunato, ma il suo ricordo è sempre vivo nel cuore di tutti noi. Impossibile dimenticare non solo un promettente calciatore, ma anche un ragazzo solare e pieno di vita qual era Andrea. Terzino sinistro di grande cuore e facilità di corsa, con grinta, personalità e atteggiamento positivo ha coperto la nostra corsia sinistra. Con la stessa positività che lo caratterizzava ha affrontato la tremenda malattia che, purtroppo, lo ha portato via prematuramente. Nonostante gli anni passino e Andrea non sia più fisicamente tra di noi, ne ricorderemo per sempre la sua gentilezza d’animo e la serenità che trasmetteva a familiari e compagni. Ciao, Andrea. Per sempre con noi.”

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