Tanti auguri a Marcello Lippi, il visionario vincente

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Oggi l‘ex tecnico della Juventus e della nazionale campione del mondo in Germania 2006 compie 72 anni. Marcello Lippi è un nome che risuona dolcemente nelle nostre memorie di sportivi, un nome che sa di vittoria e sacrificio. Pochi, come lui, hanno vinto così tanto. Ormai da anni allontanatosi dai riflettori italiani, qualcuno desidererebbe tanto un suo ritorno in questo calcio così diverso rispetto al passato carico di nostalgia.

Il Marcello Lippi calciatore

Marcello Lippi, nato a Viareggio il 12 aprile del 1948. Inizia la sua carriera, come tanti allenatori di ieri e di oggi, giocando a calcio. Nel 1969, a 21 anni, debutta in Serie C con il Savona, in prestito dalla Sampdoria che lo fa esordire in Serie A nel 1970 grazie a Fulvio Bernardini, da cui Lippi sarà molto ispirato nella sua carriera da allenatore. Gioca con la casacca blucerchiata per ben nove anni, divenendo anche capitano della Sampdoria. Nella stagione 1979-1980 scende di categoria per giocare nella Pistoiese, contribuendo ad una storica promozione in Serie A del club toscano. L’anno dopo, nel 1982, la squadra subirà la retrocessione e Lippi si trasferisce in Serie C2 alla Lucchese, dove conclude la sua carriera da calciatore.

La scalata come allenatore

Inizia subito la sua carriera da allenatore, con le giovanili della Sampdoria. Il suo primo ingaggio in un club professionistico avviene nel 1985 con il Pontedera in Serie C2, poi la C1 con il Siena, poi Pistoiese in C2 e Carrarese in C2. Nel 1989 l’anno della svolta: il Cesena lo vuole per allenare e guidare la sua squadra nel campionato di Serie A. Ma nel 1991 torna in Serie B, allenando la Lucchese. Per la stagione 1992-1993 gli viene affidata la panchina dell’Atalanta in Serie A, raggiungendo un settimo posto record, mai raggiunto dal club. Nonostante il risultato, per via di alcune divergenze col club bergamasco, il rapporto con i nerazzurri si chiude e Lippi si ritrova sulla panchina del Napoli, arrivando ad un sesto posto in campionato e raggiungendo la qualificazione per la Coppa UEFA. Lippi a Napoli lancia due promesse del calcio italiano: il portiere Giuseppe Taglialatela ed il difensore Fabio Cannavaro.

Lippi alla Juventus

A seguito dei buoni risultati raggiunti da Lippi nelle ultime stagioni da allenatore, la Juventus decide di incaricarlo al posto di Giovanni Trapattoni. Lippi arriva a Torino in coincidenza con l’insediamento della triade Moggi-Giraudo-Bettega. C’è aria di rinnovamento totale in casa Juventus, la quale non vince lo scudetto ormai dal 1986. Lippi ha a disposizione giocatori del calibro di Deschamps, Sousa, Baggio, Ravanelli, Vialli e un giovane Del Piero. Le scelte di Marcello Lippi, tra le quali lo sconvolgimento dell’assetto tattico, si rivelano scelte vincenti e la Juventus a fine stagione torna a vincere lo scudetto dopo nove anni, il ventitreesimo scudetto per la Juventus, il primo per Marcello Lippi. “Quando sono arrivato per la prima volta alla Juventus c’era Umberto: l’Avvocato mi ha chiamato per darmi il benvenuto, poi non l’ho più sentito per sei mesi. Disse che la Ferrari aveva più possibilità di vincere il Mondiale che la Juve di vincere il campionato: quando vincemmo lo scudetto mi chiese scusa per quella frase”.

Lippi alla Juventus è sinonimo di vittoria. Tutti, se pensano all’era d’oro della Juventus, vedono apparire nella loro mente il volto del tecnico viareggino. Nelle stagioni successive, in rosa si inseriscono giocatori come Zidane, Davids, Inzaghi e Vieri. Dopo altri quattro anni con due scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA ed una Coppa Intercontinentale, le strade di Lippi e la Juventus si dividono: la sconfitta in casa col Parma (2-4) è solo l’ultima di un campionato tendenzialmente negativo, così Lippi si dimette.

La controversa esperienza in casa Inter

Marcello Lippi si trasferisce all’Inter dove può contare sulla tecnica e la qualità di giocatori come Ronaldo, Baggio e Vieri, ma non riesce a ripetersi: in poco più di una stagione coi nerazzurri raggiunge solo le finali di Coppa Italia e Supercoppa Italiana, perdendole entrambe contro la Lazio. L’ambiente nerazzurro per Lippi forse è stata una sfida troppo pretenziosa. Non per via del prestigio della squadra, si intende. I tifosi dell’Inter non lo hanno mai apprezzato, così come tutto l’ambiente gli era in realtà avverso, essendo abituato a vederlo come un avversario. Poi c’era Baggio, con cui già dai tempi della Juventus non andava molto d’accordo. Lippi si vede inizialmente rifiutare le dimissioni dal Presidente Massimo Moratti, per poi essere esonerato dopo la prima di campionato (una sconfitta contro la Reggina) nel 2000. Nota è l’infuocata conferenza stampa del post-gara in cui Lippi alza i toni accusando la squadra di scarso impegno.

Il ritorno in bianconero

Così, nell’estate 2001, Marcello Lippi torna dove si sente più a casa, o quantomeno a suo agio. Lippi deve fare i conti con una Juventus rinnovata, così come successe nel 1994. Gli inserimenti di Buffon, Thuram e Nedved non furono facili. Ma il lavoro che fece sul talento ceco, fu fondamentale per la ripresa delle redini del campionato. All’ultima giornata, il 5 maggio 2002, con una vittoria per 2-0 in trasferta ad Udine la Juventus si aggiudica lo scudetto, anche grazie alla Lazio che all’Olimpico riesce rocambolescamente a battere l’Inter, fino a quel giorno prima in classifica e quindi in piena corsa per lo scudetto. Per Lippi è ovazione e l’anno seguente si ripete con un’altra vittoria in Serie A, ma anche con una finale di Champions League persa ai rigori contro il Milan. In questo periodo riesce a lanciare un altro talento del calcio italiano, Gianluca Zambrotta. Da esterno offensivo lo arretra a terzino, rendendolo uno dei migliori in Europa.

La seguente stagione 2003-2004 è l’ultima di Marcello Lippi alla Juventus. Il resoconto ci rende l’idea di quanto Lippi sia stato fondamentale per la Juventus: in 8 stagioni guida i bianconeri in 405 partite, vincendo 13 trofei tra nazionali ed internazionali. Di certo uno dei più proficui della storia del club.

Lo sbarco in Nazionale

Un allenatore così vincente non poteva non arrivare a guidare la maglia azzurra della Nazionale Italiana di calcio. Sostituisce ancora una volta Trapattoni, non molto fortunato con gli azzurri. L’inizio di Lippi non è dei più entusiasmanti, ma col tempo riesce a prendere le redini della squadra. Il 2006 è l’anno che tutti ricordiamo grazie alla vittoria della Coppa del Mondo 2006 in Germania, vinta ai rigori contro la Francia. Subito dopo la vittoria ai mondiali lascia la panchina azzurra e riceverà poi il premio Panchina d’Oro.

La carriera di Marcello Lippi torna a vedere l’azzurro tra il 2008 ed il 2010. La fame di vittoria che Lippi ha lasciato, spingono in tanti a richiamarlo sulla panchina della nazionale. L’Italia di Lippi si ferma già al primo turno di Confederations Cup, ma si qualifica per i mondiali 2010 in Sudafrica, non i più fortunati per gli azzurri che non riescono a passare nemmeno la fase a gironi. Dopo il mondiale il contratto di Lippi scade e così il binomio vincente di Berlino si divide nuovamente.

La nuova era cinese

Dal 2012 Lippi segue la scia moderna del calcio asiatico, finendo sulla panchina della squadra cinese del Guangzhou Evergrande e con cui riapre un ciclo di innumerevoli vittorie. Nel 2016 poi è l’anno dell’ingaggio con la nazionale cinese dove però non riesce ad aggiudicarsi vittorie importanti. Nel 2019 lascia la panchina di CT della nazionale cinese.

Carriera terminata?

Oggi più che mai, in un calcio così cambiato rispetto al passato, tutti ci chiediamo cosa vorrebbe dire avere un Marcello Lippi in panchina. Queste domande sono di sicuro cariche di nostalgia, per chi ha vissuto il calcio degli anni ’90 e dei primi anni 2000. Il calcio oggi cambia di anno in anno. Nuove regole, nuovi giocatori, nuove tattiche, nuove filosofie, nuovi allenamenti. Lippi ha sempre negato le voci che lo vedono tornare ad allenare in Italia. Non ci sono le premesse e le condizioni, a suo dire. Il calcio italiano non si allinea più ai suoi ideali e ai suoi valori. Troppo diverso, un’altra mentalità che al CT non piace. Fattore di non meno importanza, la comunicazione che ruota tutta intorno al calcio, forse l’aspetto più intrusivo e moderno che rende il calcio di oggi meno sorprendente e più dedito allo scoop e alla spettacolarizzazione, che spesso fa finire gli uomini dello sport nella gogna poco rassicurante dell’informazione. Tutt’altro che sport, tutt’altro che calcio.

Chissà cosa combinerebbe con Dybala e Cristiano Ronaldo. Ci piace sognare. Tanti auguri, Marcello Lippi.

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