Sarri: “Prossimo viaggio? Qualsiasi città europea dove si gioca la Champions”

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

Maurizio Sarri è stato ospite del programma “A Casa con la Juve” oggi 17 aprile alle ore 15. Ne è uscito un bel quadretto sui gusti e le aspettative del tecnico livornese. Tra ricordi della Premier League, rapporti con i giocatori e tante piccole curiosità. Non mancano ovviamente gli elogi alla sua Juventus e le sue immancabili “bionde”.

Silenzio, parla mister Maurizio Sarri

Dove si mangia meglio in Toscana?

“In Toscana si mangia e si beve meglio dappertutto. Io sono cresciuto tra Figline Valdarno e Firenze Sud perché l’estate stavo dai nonni e mia nonna abitava Piazza Alberti nella zona sud di Firenze, vicino lo stadio. Non penso ci sia tanta differenza nel modo di mangiare e bere tra noi e altre località toscane. A Carmignano però c’è uno dei vini italiani più buoni, il Piaggia. Io tra l’altro l’ho ordinato veramente, stamattina mi arriva una cassa! Ma come cuoco io sono scarso. Negli ultimi tempi mi sta prendendo il desiderio di cominciare a preparare qualcosa. Sono più orientato sui primi, però pensandoci bene forse mi piacerebbe di più fare bene i secondi.”

Ci racconta un aneddoto legato alla scaramanzia?

“Noi facciamo un lavoro talmente legato a episodi e prestazioni di altre persone che non tutto dipende da noi. In questo tipo di situazioni la mente umana arriva un po’ per natura alla scaramanzia. Tutti hanno un rito scaramantico. Per esempio, una volta allenavo in eccellenza in Toscana. Avevo la fissa di mettere la macchina sempre nello stesso posto del parcheggio vicino agli spogliatoi. I ragazzi se ne erano accorti e mi mettevano apposta una macchina lì. Io prima di una partita ricordo che entrai nello spogliatoio e a quel ragazzo dissi “Ti do tre minuti per spostare la tua macchina, altrimenti la sposto io in un’altra maniera”. Lui non uscì, io avevo la macchina dietro la sua, misi la prima e spostai la macchina di forza! La partita fini 2-0 per noi, quindi lui non poté dirmi nulla.”

Cosa succedeva nei bar di Figline Valdarno?

“Al bar di Figline succedeva di tutto. Era punto di ritrovo di tutto il paese. L’ora al bar era l’ora del cazzeggio, l’ora dissacrante su tutto e su tutti. Poi da una trentina di anni lì ci abita Sting. Un giorno passa un tizio e uno dice “Guarda, quello sembra Dustin Hoffman” e un’altro lo chiama “Hey, Dustin!”. Il tizio si gira e ci viene incontro. E alla fine scopriamo, nell’ilarità generale, che quello era veramente Dustin Hoffman! Era ospite da Sting.”

Sarri ha una passione per Bukowsky, vero?

“Nei miei ultimi anni di studio la mia professoressa di italiano mi ha inculcato la voglia di leggere. Cominciò a farmi le interrogazioni sui libri perché il resto mi annoiava e da lì ho sempre proseguito.Leggevo James Joyce e poi mi imbattei in Bukowsky, li ho letti tutti. La mia giovinezza è stata segnata da Bukowsky e John Fante. Molto crudo ma anche di grande livello.”

Il primo viaggio che farà dopo il Coronavirus?

“Roma, per la finale di Coppa Italia. L’altro è qualsiasi sede europea perché vorrà dire che siamo andati avanti in Champions League.”

Cosa sta facendo a casa in questo periodo?

“Non sto lavorando molto, ma sto riguardando un po’ di partite nostre. In questo momento bisogna pensare che l’estate la passeremo giocando, quindi questo penso sia il momento giusto per staccare un po’. Passeranno forse solo 15 giorni dalla fine di questa e l’inizio della prossima stagione. Leggo molto, guardo qualche partita del passato e ogni volta che vedo il Milan di Sacchi mi rendo conto che erano vent’anni avanti. Ma più che altro leggo, soprattutto gialli italiani.”

Mai pianto di gioia per il calcio?

“Ho pianto più per sofferenza, dato che ho vinto poco. Però mai in pubblico. A volte la sera, da solo in casa, la lacrima ogni tanto è scesa. Fa parte della passione, ci sono grandi gioie e grandi delusioni. Quando poi fai i conti con te stesso è naturale che possa accadere. Anzi, è una spinta in più per reagire.”

Come cambiano i rapporti umani nel calcio a seconda della categoria?

“Più vai in alto e più è difficile costruire rapporti umani, ma l’umanità delle persone non cambia. Ci vuole solo più tempo, cambia il contorno. Il rapporto conflittuale l’ho avuto al Chelsea per circa 6 mesi. Ma dopo la finale di Europa League io ho pianto con loro e loro con me. Si era creato rapporto emotivo forte che all’inizio si faceva fatica a creare. Io sono molto diretto, se fai male te lo dico chiaramente e se fai bene hai da me il massimo dell’apprezzamento. Certo, parlo molto di quello che sbagliano e poco di quello che fanno bene, questo può essere pesante all’inizio. Ma dopo ti riconoscono un’onestà di fondo e imparano ad apprezzarti. I rapporti più stretti infatti ora ce li ho con quelli che ho fatto giocare poco. Oggi mi chiamano anche quelli che stanno cominciando ad allenare per avere consigli, qualcuno che mi dice che vuole venire nel mio staff per fare l’allenatore, qualcuno mi parla addirittura dei suoi problemi familiari.”

La Juventus riceve un affetto straordinario ovunque

“C’è un grande affetto per la Juventus ovunque vada. Due cose mi hanno colpito, una relativa all’amore, perché ci amano in tanti in tutta Italia, e una relativa all’odio, perché è altrettanto vero che ci odiano anche in tutta Italia. Noi siamo quelli sempre favoriti dagli arbitri, poi guardi i numeri che però vanno decisamente in un’altra direzione. Personalmente, a Napoli sono stato fischiato e io a Napoli ho dato tutto. A Torino i tifosi della Fiorentina hanno  insultato mia madre, per far capire quanto odio c’è verso questa squadra. E quando ti odiano all’esterno, poi ti aggrappi all’interno e ti innamori della tua realtà. Se diventi gobbo lo diventi anche perché all’esterno sei continuamente odiato ed attaccato. Però va anche detto che ovunque andiamo, negli stadi c’è una bella fetta di settori pieni di tifosi juventini e questo ci fa onore.”

Le manca la Premier League?

“In Inghilterra non ho mai sentito un coro contro. Si tifa per, non contro qualcuno. Le tifoserie arrivano tutte insieme. I tifosi avversari ti chiedono la foto, come se fossi uno della loro squadra. Il clima è bellissimo, sempre molto caldo sia in Premier che nelle coppe nazionali. Un po’ mi manca da questo punto di vista, sì”.

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