Editoriale, Giampaolo non si tocca: “il pesce puzza dalla testa”

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui


Un altro derby perso, ma questa per i tifosi granata non è una novità. Un altro derby perso in rimonta, e anche questa per i tifosi granata non è una novità. Un’altra partita che nel 2020 il Torino ha perso in rimonta, e questa è diventata la più brutta consuetudine di questo “annus horribilis” sportivo e non.
Il toro (scritto con la t minuscola, questo di maiuscolo ha solo Belotti) è terz’ultimo in classifica con 6 punti, e normalmente in queste situazioni il “dito puntato” va contro una persona: l’allenatore, in questo caso Marco Giampaolo. No cari tifosi del Toro (questo si, con la T maiuscola), in questo caso state sbagliando tutto.

Oltre le critiche: i meriti di Giampaolo

Facendo un’analisi non solo statistica (il mister ha sviscerato numeri interessanti nella conferenza stampa pre-derby) ma anche tattica, Giampaolo è stato preso a luglio dalla dirigenza, ben consapevoli che il suo modulo tattico fosse il 4-3-1-2 e quindi la squadra si sarebbe dovuta costruire intorno alla figura di Belotti e al tanto agognato regista, ma a questo ci arriviamo dopo.
Primo merito del mister è aver rilanciato Lukic: da riserva a centrocampo a trequartista versatile, con gamba e soprattutto perfetto per i meccanismi di gioco dell’ipotetico 4-3-1-2 di Giampaolo. Intuizione che per un Torino dove la qualità in panchina langue, questa è stata una manna dal cielo.
Secondo: Ricardo Rodrìguez difensore centrale. Se ve l’avessero detto anche solo venti giorni fa, probabilmente ci sarebbero state rivolte di piazza: lo svizzero come terzo centrale di sinistra, nel passaggio al 3-5-2, ha dimostrato di avere qualità e posizione oltre a lasciare campo libero ad Ansaldi sull’out di sinistra.
Terzo: è vero, Singo già era stato portato ad onor di cronaca verso la fine dello scorso campionato. Giampaolo ha dimostrato però di avere attributi nel mandarlo in campo senza adattare giocatori al ruolo, Singo si sta dimostrando un valore aggiunto per la squadra e una vera forza della natura.
Quarto: nelle poche partite disputate, Gojak ha fatto molto meglio da mezzala che da trequartista: arrivato l’ultimo giorno del mercato estivo, il gioiellino bosniaco era stato “bollato” da tutti come la riserva di Verdi e Giampaolo invece nella conferenza stampa successiva, ha esplicitamente dato una collocazione tattica al ragazzo: mezzala.
Deve sgrezzarsi, ma nei minuti visti in quella posizione, Gojak ha mostrato lampi di classe vera.
Quinto: l’umiltà di capire che questa squadra, non ha gli uomini nè la tecnica per fare il gioco di Giampaolo. Il mister ha ammesso che il 3-5-2 ora è un’opzione: purtroppo ha provato in tutti i modi a non dover tornare indietro nelle scelte. Non è rinnegare, ma un sintomo di umiltà che nel calcio d’oggi è raro vedere e Giampaolo ha dimostrato di essere una persona intelligente, non solo calcisticamente.

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Questi sono i meriti principali del mister nato a Bellinzona, al quale di colpe, gli si può imputare ben poco.
Una squadra così fragile mentalmente, nella storia del Torino probabilmente non è mai esistita e la sua frase dopo la folle partita persa con la Lazio 3-4 è emblematica: “Se non fossimo una squadra di calcio, ci vorrebbe l’esorcista“.
Per trovare la cura a questa squadra, probabilmente pure l’esorcista si spaventerebbe.

“Il pesce puzza dalla testa”: Giampaolo e la società fantasma

Riepiloghiamo.Il Torino FC il 7 agosto 2020 annuncia l’acquisto dell’allenatore Marco Giampaolo, ben noto per il suo dogmatico 4-3-1-2 e con i granata che non tornavano a giocare a 4 dietro dai tempi dell’arrivo di Giampiero Ventura.
Un mercato assolutamente insufficiente: il regista fulcro del gioco di Giampaolo mai arrivato “perchè costa troppo”, la mancata cessione di giocatori non adatti al progetto (Izzo e Rincòn in primis), tutte le prime scelte del mister rifiutate o addirittura ripiegate su terze o quarte (Bonazzoli e Gojak ne sono l’esempio, con tutto il rispetto per i ragazzi), l’unica società di Serie A che “si permette” di avere ben 4 (!) portieri a libro paga e un Sirigu che dopo lo scontro con Cairo sembra più svogliato che mai (e come dargli torto).

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Proprio dal presidente Urbano Cairo, su cui evito di ricordare le immonde statistiche di questi 15 anni di proprietà, ci si aspettava quanto meno una parola su quello che sta accadendo: niente, se non la sua positività al Covid, da cui ne è fortunatamente uscito.
Giampaolo è più che mai lasciato SOLO: Cairo non si vede mai, se non mentre mangia le tartine al buffet dello stadio, Vagnati ci mette la faccia solo durante il calciomercato (anche se fatico a discutere la sua serietà, non sa in che società è finito) e Comi probabilmente è solo una figurina per l’album della Panini.
Una società completamente assente, che sta lasciando affondare una barca già partita con delle crepe irriparabili guidata dal condottiero Giampaolo, che insieme al suo staff sta letteralmente “cavando il sangue dalle rape”. Qualcuno gli si imputa di non fare mai cambi, suggerisco di vedere i nomi in panchina e immedesimarsi nel mister per trovare illuminazioni: Rosati, Milinkovic, Vojvoda (forse l’unico acquisto azzeccato), Murru, Buongiorno, Izzo, Segre, Vianni, Bonazzoli, Edera, Millico.
Se foste Giampaolo, chi mettereste come cambio “di qualità”? Siamo sinceri, questa è una panchina di medio/alta Serie B. Cairo a fine mercato disse che “la rosa era difficilmente migliorabile”.
Giudicate voi, semmai ci fosse bisogno.

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No, cari tifosi del Toro, Giampaolo è l’ultimo che ha colpe in questo tracollo clamoroso e anzi andrebbe supportato perchè ci sta davvero mettendo tutto sè stesso, a mio parere anche oltre le sue reali possibilità.
Giampaolo va supportato, nel bene e nel male, questa società no.
E ricordatevi che se qualcosa va così male è perchè “il pesce puzza sempre dalla testa”.

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