Il nuovo Sinner: “Sono cresciuto insieme ai miei sogni. Voglio essere un esempio. Con il coach…”

Pubblicato il autore: Margot Grossi


Jannik Sinner si è raccontato a la Repubblica, dopo il cambio allenatore fatto poco più che un mese fa. Al campo 20 di allenamento del “Paradiso del tennis”, del primo Masters 1000 dell’anno, il BNP Paribas di Indiand Wells, l’osservato speciale resta sempre il ragazzo dai capelli rossi.

Il suo nuovo coach, Simone Vagnozzi, mostra da subito una grande complicità che lega i due. Ed è proprio quest’ultimo, a differenza del tennista ventenne, a risultare più teso e concentrato durante l’allenamento.

Di seguito alcuni passaggi chiave dell’intervista a Sinner:

Sinner 2.0, ma con la semplicità di sempre

Alcuni giornalisti lo identificano come “Jannik 2.0”, ma com’è veramente il nuovo Sinner? Lui risponde così: “Ma come deve essere, sono sempre io: uguale. Sono sempre lo stesso. Cioè una persona che comunque vuole divertirsi in quello che fa, e che cerca nello stesso tempo sempre di migliorarsi”.

Nonostante la sua giovane età, e i vari cambiamenti fatti nella sua vita per via dello sport, Sinner continua a trasmettere una semplicità di base che lo contraddistingue: “Ho fatto quello che pensavo fosse giusto per me, anche se la decisione non era semplice e non lo è stata. Abbiamo fatto un lavoro incredibile, so da dove sono partito, ragazzino di tredici anni e mezzo: avevo lasciato casa per andare lì, e sono arrivato nei primi dieci del mondo”.

Ma quali sono i sogni che il ragazzo vuole raggiungere in carriera?: “Non voglio dirlo. Non oggi. Posso dire però che sono sicuro di quello che ho e di dove voglio arrivare”.

La scelta del nuovo coach Vagnozzi e il suo rapporto con lui

Il numero 10 della classifica ATP, con la vicenda della sostituzione del tecnico, ha lanciato al mondo un messaggio: “Che non guardo ai risultati, ma a come sto in campo, alle cose che secondo me sono da migliorare. Per questo ho preso questa decisione che, ripeto, non è stata semplice: mi sono buttato nel fuoco. Ma io sono così, anche se in campo sembro tranquillo… beh, anche fuori campo lo sono, ma ho le mie idee, qualche volta. E mi sembra giusto averle”.

Jannik rivela tutta la sua determinazione nei suoi pensieri, a cui certamente, fa seguire i fatti: “Sì, l’ho fatto. Adesso vediamo: le cose che ho non me le prende nessuno. Ci sono soltanto cose da aggiungere”.

il 20enne altoatesino ha poi spiegato il rapporto con mister Vagnozzi: “Con Simone va molto bene. Mi sembra di conoscerlo già da tanto tempo. Non ci raccontiamo barzellette: ha personalità, e penso che lui possa darmi quello che cercavo. Poi ognuno pensi e dica quel che gli pare”.

Un rapporto professionale, ma anche fatto di comunicazione e divertimento. Alla domanda riguardo un possibile fastidio ricevuto, lui ha risposto: “No, preferisco lasciare perdere. Anzi, una cosa scherzosa sì: in un’intervista gli hanno fatto dire che è milanista (a Vagnozzi, ndr), invece è interista… Ah, ah, ah… E lui subito mi ha detto che andava bene tutto ma quello no, era impossibile. Comunque: siamo due personaggi che stanno bene insieme”.

Sinner vuole essere un esempio per tutti, in primis per i giovani

Con l’Italia c’è sempre stata una sorta di luna di miele, l’unica macchia, l’assenza all’Olimpiade di Tokyo. Cosa si aspetta ora Sinner?: “Beh, a me piacerebbe essere importante per i giovani. Sì, per i ragazzi: un esempio. Questa per me è la cosa più importante”.

Siamo davvero nella seconda vita di Jannik, il ragazzino diventato uomo…: “Eh sì. Sono cresciuto: perché giorno dopo giorno non puoi fare altrimenti. E ho capito che devo guardare solo me stesso. Poi quello che dicono alcuni ormai non lo leggo neanche più, sono sincero”. Nessun riferimento particolare: “Ma no, nulla. Ripeto, spero sempre di essere visto per quello che faccio, cioè un tipo che si diverte a fare le cose, come sto facendo, che cerca di stare bene in campo, che lavora tanto. Perché dalle difficoltà, che sono inevitabili, ci si tira fuori – o almeno io mi tifo fuori – col lavoro. Poi, certo, anche le vittorie aiutano e la fiducia aumenta. Ma il lavoro è la base, ed è quello che stiamo facendo”.

La cattiveria sportiva e il sale agonistico di Jannik Sinner sono state intraviste già qualche volta in campo con il pugnetto dopo i punti importanti ottenuti: “Beh, eravamo in Coppa Davis, dove la situazione è un po’ diversa perché giochi per tutta l’Italia, cosa che mi piace peraltro. Insomma, voglio dire che è come una condivisione”. Nella Davis è imbattuto: “Solo in singolare”.

Com’è Sinner in campo, più istintivo o più razionale?: “Sono più istintivo, è la mia natura. Però sto studiando, cercando di ragionare di più. Entrare in campo con un’altra mentalità, a prescindere dalla conoscenza dell’avversario. Su questo ora ci stiamo focalizzando. Per i miglioramenti non c’è una data: esiste un giorno che segue l’altro. Non ci sono mesi: mi alleno, e ogni giorno è un’opportunità per migliorare. Non c’è molto altro da dire”.

  •   
  •  
  •  
  •