Nibali: “Ciclismo italiano carente. L’aneddoto sulla caduta alla Liegi. Al Giro a fari spenti!”

Pubblicato il autore: Margot Grossi


CICLISMO – Il giornalista italiano Pier Augusto Stagi, ha intervistato alla BlaBlaBike radio, Vincenzo Nibali per la 112esima puntata. Dal 6 al 29 maggio 2022, andrà in scena il Giro d’Italia, la corsa a tappe più attesa di tutta la stagione, impossibile da perdere per ogni appassionato. Il corridore dell’Astana Qazaqstan Team sarà tra i protagonisti. L’italia punta le sue carte su Giulio Ciccone e si aggrappa ancora una volta allo squalo, che farà da spalla a Miguel Ángel López Moreno.

Ciclismo, Pier Augusto Stagi e Nibali evidenziano i problemi di salute all’interno del gruppo

Nibali ha esordito così nella chiacchierata di venti minuti con Pier Augusto Stagi, Direttore di Tuttobiciweb: “Ciao a tutti innanzitutto, ciao Pier, sono contento di essere qui a Bla Bla Bike. E quindi come sto? Sto bene, normale, niente di più. Speriamo che inizi la nuova stagione del bel tempo, però sai, il tempo aprile-maggio comunque ci ha sempre riservato delle giornate molto piovose o umide e fredde. Io faccio la danza del sole: speriamo bene. Anziché quella della pioggia, quella del sole”.

Quest’anno infatti, la primavera è stata davvero fredda: “E’ un inverno prolungato. Parlo per conto mio, è stato un inverno freddo…non umido perché non ha mai piovuto, quindi abbastanza secco come temperatura, ecco. C’è un freddo un pochino più pungente e non il freddo umido magari che uno si può aspettare di solito, perché le piogge sono mancate, ecco”.

Come già fatto ampiamente in queste settimane, Pier Augusto Stagi ha menzionato come i ciclisti stiano affrontando questa triste stagione, colma di bronchiti e altre problematiche di salute. Nibali ha provato a dare una spiegazione a quanto sta accadendo: “Beh, sì, mah, una spiegazione un po’ logica c’è, perché sai, questo nuovo ciclismo ci porta sempre a essere comunque molto magri, quindi siamo anche diciamo a volte tra virgolette predisposti magari ad avere qualche malanno in più per diciamo la magrezza che abbiamo, gli sforzi che sono sempre comunque molto intensi. E poi c’è da dire che come dicevamo prima è stato un inverno molto freddo e a sua volta veniamo da due anni dove ci siamo anche un po’ tra virgolette un po’ abituati a queste mascherine, no? Nel momento in cui tu anche la mascherina la utilizzi di meno, la togli, non hai più neanche questo filtro e forse il fisico da una parte perde un po’. Vabbè questa è una spiegazione un po’ così, non c’è niente di scientifico di studi. E’ chiaro che anche chi ha avuto il Covid-19 o l’ha subito, in qualche maniera sai ognuno c’ha i propri anticorpi che sono diversi gli uni dagli altri e quindi c’è chi ha avuto più problemi anche a recuperare. Quindi, chi di LongCovid, chi il Covid stesso non gli ha fatto niente, però penso che una parte di questo problema è stato anche questo qui, ecco”.

Sul ciclismo di oggi, i nomi che avranno risalto nei prossimi dieci anni

Sulla nuova generazione che sta nascendo in questo biennio nel ciclismo: “Si più dal 2020-21, due anni e mezzo, più che tre anni e mezzo ecco. E’ arrivato un solo gruppo di ragazzi veramente molto talentuosi. Ci sta, ci sta tutto, è normale, ne apprezziamo le qualità di questi ragazzi, ecco.

A Vincenzo Nibali è stato chiesto il perché il ciclismo italiano oggi, è sempre più carente di ragazzi con la stoffa del campione. Dietro di lui infatti, il nulla: “Com’è, purtroppo negli ultimi anni, io ho seguito un po’ anche per quanto riguarda le società giovanili, per quanto riguarda la Toscana. E tutti più o meno raccontavano gli stessi problemi, quindi: meno sponsor, problematica magari di qualche tassa in più da pagare e quindi si riducono i budget. Le squadre, molte in Toscana hanno chiuso, qualcuna ha fatto, da due son diventate un’unica società e si sono dimezzate. I numeri dei ragazzi sono di meno, e c’è da dire che tanti, anche nell’era moderna, trovano magari uno svago diverso per quello che potrebbe essere anche la bici e quindi si riduce sicuramente il numero degli atleti ed eccoci qua ritrovati con una manciata di pochissimi italiani che possono dire la loro. Ormai il gruppo è diventato molto più internazionale. Sono entrate molte più Nazioni: si parla di corridori australiani, inglesi soprattutto e di tanti altri. Invece prima eravamo noi il più grande numero in Italia. C’è non lo dico io, c’erano tantissime società di professionisti e quindi tutto questo si fa sentire, ecco”.

Lo squalo ha fatto i nomi di quelli che secondo lui stanno maturando tra la nuova generazione e che saranno i ciclisti del futuro: “Mah, ci sono quelli che sicuramente hanno fatto vedere già qualcosa lo scorso anno come hai detto te: Covi. E qualcun altro. Aleotti sicuramente, magari anche il gruppo di Ivan Basso e Alberto, stanno facendo in modo magari di muovere un po’ di più. Poi, ci sono quelli che si devono sicuramente anche riconfermare o che comunque hanno avuto anche loro le loro problematiche di malanni e parlo di Masnada, parlo di Ciccone, di Fabbro. Insomma, son tutti corridori che dovevano essere lì a lottare, per un motivo o per un altro e anche loro hanno subito, e non ne abbiamo mai parlato. Non se n’è mai parlato, anche i giornalisti non voglio parlare in questo caso di te, però magari, non sono mai stati presi in considerazione. Ma sono loro, sicuramente quelli che guideranno il gruppo per quanto riguarda le classifiche italiane nei prossimi dieci anni. Sicuramente ci staranno dei giovani nuovi che si affacceranno, però sostanzialmente il problema è anche questo: le squadre sono tutte bene o male internazionali e c’è, ci sono sempre meno corridori per quanto riguarda l’Italia, ecco. Parlando anche del nostro Moscon, lui puntava tantissimo sulla nostra, sulla primavera, e sappiamo tutti come è andata anche per lui, ecco. Non ci sono veramente le parole, ci si può girare intorno. Sì esatto quindi, sono degli anni che va così”.

Sulle condizioni di salute di Gianni Moscon alle prese con un problema tecnico un mese fa al Giro delle Fiandre 2022. Inoltre, il Covid avuto nei mesi scorsi e non solo, lo hanno debilitato. Infatti, lo scorso ottobre aveva osservato degli esami al cuore, dopo aver riscontrato delle anomalie nella frequenza cardiaca, numerose e reiterati in questo periodo, soprattutto nei giovani: “Mah, Gianni l’ho sentito poco, però mi sono un po’ informato. Lui ha osservato un periodo di distacco completo per recuperare bene e poi, ripartire nuovamente. Quindi qui, punterà successivamente a questa seconda pare di stagione che arriverà subito dopo il Giro d’Italia. Penso che magari tenterà le corse ora a breve, non lo so, il suo programma non lo so”.

Lo squalo si aspetta un Giro d’Italia molto duro, dove avrà un ruolo importante

Manca poco dunque, al Giro d’Italia. La partenza è prevista per il 6 maggio a Budapest vicini al giro d’Italia, partenza a Budapest per venerdì 6 maggio e poi dopo tre giorni ungheresi si va nella Sicilia del messinese. Quest’ultimo si è espresso così sulla corsa che si aspetta: “Mah, mi immagino sicuramente una corsa dura, per quanto riguarda il Giro, perché è stato disegnato veramente ad hoc. Già nella prima settimana troviamo delle difficoltà, come l’Etna, di cui abbiamo menzionato poco fa, e troveremo successivamente a seguire anche il Blockhaus, quindi con qualche tappa trabocchetto. Mi aspetto un Giro come dicevo duro, però per quanto riguarda me, da vedere un po’ così, da vivere giorno dopo giorno. E’ anche un po’ come, non saprei neanche io da vedere un po’, perché sicuramente avrò un ruolo molto importante. Abbiamo il nostro López capitano, e per quanto mi riguarda io sicuramente come dicevo vivrò un po’ anche giorno dopo giorno e vedremo anche si assisterlo al meglio, ecco. Sostanzialmente sì, farò il battitore libero. Penso che sia anche normale per me non… c’è sempre un po’ di ambizione in testa, però bisogna essere sempre molto obiettivi e insomma vediamo un po’ di vivere questo Giro d’Italia così, ecco”.

Nibali commenta le grandi qualità di Alejandro Valverde

Su Alejandro Valverde, autore finora di una grande stagione, nonostante abbia ben cinque anni in più di lui: “Mah, no non rimango incredulo. Conosciamo tutti le grandissime qualità di Aleandro. E’ colui… è un atleta completamente differente da me. Quindi lui è sempre stato molto esplosivo e io invece sono stato sempre un grande regolatore, passista, passista-scalatore. Mi è sempre mancata diciamo la classica accelerata, menata, sprint, perché lui molte volte ha vinto anche qualche volata di gruppo, specialmente. E sicuramente in un ciclismo moderno che è fatto di azioni, di forza, dove bisogna essere molto esplosivi questo in qualche modo lo ha aiutato ad arrivare magari in un gruppetto ristretto e dire la sua, o magari fare un’azione come sul muro di Huy, che è la sua corsa e giocarsela fino alla fine. Perché, sono anche delle capacità che uno deve avere a livello atletico, e io non le ho mai avute quelle capacità che ha lui ecco, per intenderci (sorride, ndr). Ho avuto altri tipi di capacità ma non quelle di essere esplosivo come lui, ecco”.

Alejandro è nettamente più veloce, è chiaro, ma le capacità di Vincenzo Nibali nel ciclismo, non sono rimaste isolate, bensì sono conosciute un po’ da tutti gli italiani: non è da tutti vincere un Tour, una Vuelta e due Giri d’Italia, francamente: “Sì esatto, ma è una caratteristica diversa che gli ha permesso a lui in questo caso anche di vincere il doppio delle gare che ho vinto io, ecco. Quindi, non è poco, ecco. C’è, chiaramente se madre natura m’avesse dotato, mamma e papà m’avessero dotato di qualcosa in più di sprint, molte volte magari non avrei attaccato da lontano e avrei aspettato la volatina a ranghi compatti. Però magari anche io sarei stato un pochino più attento, nel fare un’azione da lontano. Però ecco, questo qui è il problema. Quindi è così. No è normale, ognuno sfrutta le proprie caratteristiche, ecco”.

Giro d’Italia 2022, cosa renderebbe Vincenzo Nibali felice?

Il ciclista dell’Astana ha dipinto questo Giro pieno zeppo di salite come mostruoso: “Mah, l’ultima settimana è una settimana terribile. Ho visto, ci sono gli arrivi come quello dell’Apica, ci sono anche quelle in Piemonte di cui ho parlato anche con Felline e lui m’ha detto che sicuramente sarà una tappa veramente molto difficile. Conosce bene le strade e lui crede fortemente che lì sicuramente grandi si giocheranno il Giro d’Italia, ecco”.

Vincenzo Nibali sarebbe soddisfatto se il Giro andasse così: “No, non lo so. Arrivo a fari spenti! Sono molto onesto, ho avuto delle giornate buone, altre meno buone. Passato queste due classiche come la Freccia e la Liegi, tutto sommato diciamo discrete. La Liegi era la prima volta che facevo una gara da 260km e sappiamo tutti la Liegi che gara è. E quindi mi sono defilato soltanto alla Roche-aux-Faucons, quindi anche io non ho grandi ambizioni, perché so di non avere quel qualcosa in più, ecco. Dovrò vivere il mio Giro d’Italia un po’ così, e vedere se troverò le giornate migliori proprio al Giro, ecco. Ma questo lo vedrò solo e soltanto strada facendo”.

Il corridore racconta un aneddoto sulla caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi

In seguito, il 37enne di Messina ha descritto la paurosa caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi e cosa secondo lui lo ha salvato dal trovarsi rovinosamente nella mischia: “Io sono praticamente, io ero nel mezzo, e praticamente c’è stata questa decelerazione violenta e non so se un riflesso mio, perché fortunatamente non lo so, il signore ha guardato giù. E fatto sta anche quella mattina io prima di partire, pronto quasi a partire non so, son tornato in bus, avevo una medaglietta di un Santuario dove andiamo ogni tanto io e mia moglie ogni tanto così. E per quel motivo… il Santuario è della Trisulti, giù nel Lazio, e l’ho messa su. Non so, io sono un po’, sono anche credente, quindi sai… e insomma, no, sai quelle spallette che le attacchi dentro nascoste. Però sai, una cosa così come protezione no? Però fatto sta che c’è stata questa caduta dove sono caduti letteralmente davanti a me e io ero con Felline, proprio accanto. Stavamo un attimo parlando sul da farsi, così, e c’è stata questa decelerazione violenta, ma si andava a una velocità suo 70 all’ora circa, proprio sai avevo chiesto, ‘ma quanti chilometri abbiamo con esattezza?’. Perché io avevo cambiato bici, perché mi mancava qualche km a me sul mio computerino così. Lui non ha fatto in tempo a rispondermi che c’è stata questa decelerazione violenta: io ho frenato forte, la bici si è un po’ scomposta, ho avuto la freddezza di lasciare i freni, e frenare di nuovo piano piano e io penso che in cinque metri avrò dribblato quattro corridori per terra e poi mi sono fermato praticamente su Bardet e qualcun altro, non so chi era. E sono caduto quasi da fermo”.

Praticamente Alaphilippe era sulla mia destra, però l’ho visto soltanto un attimo con la coda dell’occhio e ho rimesso su la catena e sono ripartito perché il gruppo comunque procedeva a velocità folle. Non mi sono neanche girato indietro, ecco. L’unica cosa che mi sono ritrovato addosso è stata un’ustione di primo grado sul polpaccio di qualcuno che mi ha messo su una ruota. Na roba… (ride, ndr). Però sono cose guarda, tra quello che c’era lì, quello che è successo della caduta, guarda, è stata una caduta terribile e un’altra volta mi è capitato di vivere una caduta in gruppo così. E’ stato nel Tour de France, quella di Viganò a pochi km dall’arrivo, ma è stata veramente una roba pazzesca. Quindi speriamo che anche Alaphilippe riesca a recuperare al meglio, perché ha preso veramente un colpo molto duro. La bici di Urán era rotta in quattro pezzi… era una roba incredibile …vabbè”.

I tanti sacrifici del ciclista messinese e la voglia di continuare a vivere di questo sport

Nel suo cuore, lo squalo siciliano ha ancora voglia di dire -possibilmente- la sua nel ciclismo: “Ok, grazie, grazie Pier. Mah, guarda, la motivazione c’è e comunque mi sono preparato, allenato e seguito il gruppo come di consueto e si solito. Però, quello che mi sta scocciando tanto – perché poi io non voglio passare per quello che si lamenta, perché non è neanche il mio caso – però tutte le volte che sali in bici e che inizi a star bene te ne succede una. Ti vien voglia di prendere e mandare tutto all’aria. Quindi sì, ma perché comunque i sacrifici sono tanti. E questo non vale solo per me, vale per tutti quanti. Quindi, quando fai tanti sacrifici e ti vedi sfumare tutto, così, all’improvviso, ti girano anche un po’ le balle, ecco. Però ogni tanto mi godo questo momento. Poi guaderemo avanti, ecco”. Al termine della lunga intervista, Stagi gli ha augurato il meglio per questo Giro d’Italia, dicendogli di accogliere tutto il bene che gli sportivi italiani gli vogliono, e lui ha espresso riconoscenza: “Grazie”.

Tra l’altro, come affermato qualche giorno fa a La Gazzetta dello Sport, il Giro d’Italia è la corsa che Vincenzo Nibali ha sempre sognato. La passione che lo lega al ciclismo, e la voglia continua di stupire mettono il siciliano ancora in gioco: “Ho lasciato la mia bellissima isola a 15 anni e da quel momento sono sempre in movimento. Staccarsi da questa routine è difficile perché diventa parte di te, un’abitudine. Smettere è complicato”.

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